Monday, July 6 2015

Genitori vegan e malnutrizione: ancora gogna mediatica?

genitorifigliveg.jpg Un altro caso di bambino vegan i cui genitori vengono accusati di incuria. Nel caso specifico sono indagati per "maltrattamento", per la precisione. Nonostante il numero di articoli allarmistici su questo caso, poche cose sono chiare al momento. Tuttavia, come sottolineato dai vari comunicati delle associazioni vegan / animaliste (ne riportiamo sotto alcuni), il caso è stato trattato con un allarmismo e con un'enfasi sulla dieta vegana del tutto ingiustificati, soprattutto se raffrontate con il trattamento riservato ai ben più numerosi casi di obesità (collegata alle diete carnee squilibrate) o di malnutrizione legata a problemi di reddito o di disagio sociale. Occorre sottolineare quali parole abbiano usato alcuni articoli di giornale, e quali messaggi abbiano fatto passare. A differenza di quanto sostengono alcun* vegan, non è poi così inspiegabile questo trattamento: il veganismo non è una semplice dieta fra le altre - con l'unica debolezza di avere una tradizione non molto lunga in "occidente" -, ma è una presa di posizione sulla violenza che viene fatta agli animali che ogni giorno vengono uccisi per produrre cibo. Per questo motivo il veganismo disturba una società fondata (anche) sullo sterminio degli animali e sul fatto che tale sterminio viene considerato perlopiù "naturale" e inevitabile. Ecco perchè, non necessariamente per chissà quale complotto, il sistema sanitario, per esempio, non assiste allo stesso modo i genitori vegan, mettendoli in condizione, spesso, di dover scegliere fra il rinunciare ai propri principi etici o rischiare di non avere un'assistenza pediatrica adeguata. Ed ecco perchè alcuni mezzi di comunicazione sono pronti ad associare casi come questo al veganismo, dando un grande rilievo al ruolo di tale scelta nello sviluppo di problemi di crescita o di salute in generale. La vegefobia non è tanto un atteggiamento individuale di derisione o negatività nei confronti di chi non mangia animali, quanto un complesso di dispositivi istituzionali e sociali che marginalizzano il rifiuto del carnivorismo per difendere la pratica di uccidere animali per produrre cibo. Alcuni esempi relativi al caso in questione.

Continue reading...

Thursday, May 14 2015

L’ultima inquisizione (togliere i figli ai genitori vegetariani) - di Carlo Prisco

bimbocon.jpg

Ci risiamo: Anno del Signore 2015, Italia, la caccia alle streghe è ancora aperta.

Le “streghe” non finiranno mai, finchè esisteranno il pregiudizio e la discriminazione, e in questo caso a farne le spese è anche la scelta etica e alimentare vegana.

Lo strumento di persecuzione, il “braccio armato” della “nostra” moderna inquisizione, sono i servizi sociali, a loro volta scatenati da medici, nutrizionisti o altri consulenti, presunti esperti di salute e alimentazione.

I fatti, in breve: un pediatra visita un bimbo vegano (di 10 mesi) e, in base alle tabelle di crescita media, sancisce che “cresce poco”. A un bimbo onnivoro sotto le medie percentili, se mai, verrebbe prescritto qualche controllo o una integrazione alimentare. Se mai. Non così per un bimbo vegano, perlomeno nella mente di alcuni “specialisti”, secondo i quali vale l’equazione “veganismo = malnutrizione” e per cui qualsiasi circostanza sfavorevole vale come prova dell’equazione. Che la salute non si misuri dalla statura o dal peso, o dalla velocità con la quale queste aumentano, poco importa: contano i numeri. Numeri basati su bimbi svezzati con carne e magari perfino con latte vaccino, quindi con sostanze iperproteiche e cariche di steroidi e ormoni, o, come nel caso del latte di mucca, progettate dalla natura per far crescere i vitelli.

Insomma, sarebbe come paragonare una pianta innaffiata con l’acqua e una cresciuta con fertilizzanti chimici, e concludere che la prima sia malata in quanto cresce meno velocemente della seconda.

Fin qui nulla di strano: i casi di “malasanità” sono ben noti (cosa sia, poi, in concreto, la sanità e quali reali benefici essa apporti è un altro paio di maniche), specie nella nostra penisola. Il problema nasce dal fatto che, in questo caso, le opinioni personali o le lacune professionali non sono rimaste confinate alla sfera individuale dell’esperto, ma sono sfociate nella famigerata segnalazione ai servizi sociali, affinchè questi intervengano mobilitandosi per sottrarre il minore all’affido genitoriale, passando attraverso una decisione del Tribunale.

Continue reading...

Thursday, February 12 2015

Il veganismo come scacco dell’animalismo – di Rodrigo Codermatz

Fonte: carnivoro.jpg I vegani inneggiano al trionfo perché l’ennesimo supermercato e ristorante in città ha aperto la sua linea vegana e organizza l’aperitivo vegan con passeggiata a piedi nudi sul prato e tuffo in piscina, perché nutrizionisti, biologi, specialisti dell’alimentazione, sportivi, pediatri e salutisti si interessano al mondo vegan, perché affiorano dappertutto serate, happy hour, cocktail, incontri con lo chef e l’esperto vegan, etc. La moda è esplosa! Altroché trionfo! Allarme rosso, invece! Lasciamo pure che l’ingenuo vegano sia accecato dall’entusiasmo e dall’illusione che il mondo stia finalmente ascoltando e prendendo sul serio le sue “bizzarrie”. In realtà ciò che sta trionfando e costituendosi velocemente sotto l’egida del sistema è un nuovo carattere sociale ben definito, un vero e proprio stereotipo atto a screditare le istanze più inquietanti e le ragioni più evolutive e progressiste che stanno alla radice di una scelta diet-etica vegan: istanze e ragioni che si prendono cura dell’animale non più come oggetto (intendendo per ‘oggetto’ il referente della sovranità) ma come l’altro-capace-di-soffrire-e-morire.

Continue reading...

Wednesday, December 24 2014

Il potenziale queer del veganismo: dalla solidarietà agli animali alla sovversione degli stereotipi di genere

Testo presentato alla seconda edizione di Liberazione Gener-ale, svoltasi a Verona il 24 maggio 2014. Il testo affronta i temi della vegefobia e dell'omotransfobia, esplorando limiti e potenzialità di un paragone fra questi due concetti.

Gli altri contributi presentati e discussi durante la giornata possono essere scaricati dal blog del Collettivo Anguane

Fonte: liberazioni.noblogs.org/

Continue reading...

Thursday, December 11 2014

L’opuscolo “Vegefobia” riassunto e tradotto in diverse lingue

L’opuscolo “Vegefobia” riassunto e tradotto in diverse lingue!

copertina opuscolo

Continue reading...

Thursday, September 25 2014

25 cose che un vegano si e' sentito dire almeno una volta nella vita

da: greenme.it L'Italia non è un Paese per vegani. Secondo l'Eurispes nel nostro Paese aumentano i veg, stimati al 7,1% della popolazione. Ma per le circa 350mila persone che tra loro hanno fatto la scelta di non mangiare nessun derivato animale (0,7%), la vita sociale non è sempre così semplice.

A chi non è capitato di andare a cena fuori e vedere i camerieri fuggire in cucina per sapere cosa poterti servire? E dell'isolamento delle feste comandate, a cui nessuno vuole più invitarti per non cambiare il menù proposto da una vita, ne vogliamo parlare?

Che dire, poi, delle nonne che non si capacitano di non poter più ingozzare i loro adorati nipoti con l'agnello pasquale, o degli amici che, pur accettando apparentemente l'"inspiegabile" scelta, non perdono occasione per fare insopportabili battutine o allucinanti domande, che fanno cadere le braccia anche ai più pazienti?

Ecco 25 cose che un vegano si è sentito dire almeno una volta nella vita:

Continue reading...

Wednesday, July 16 2014

Essere vegan è una patologia...

bonjovi.jpgUn ottimo esempio di vegefobia, in cui un vocabolario di tipo normalizzante descrive il vegetarismo come sospetto e il veganismo come decisamente patologico. Non ci sono molti commenti da fare: l'articolo è infarcito di stigmatizzazioni del rifiuto di mangiare animali, un rifiuto che è descritto come "patologico", come "un modo per mascherare un disordine alimentare come l'anoressia", e così via. Curiosamente, si ammette che anche mangiare carne è in qualche modo problematico, ma accanto a questa ammissione ci si affretta a sostenere che persino mangiare vegetali può far "entrare in crisi" gli adolescenti (sic!). L'unica cosa che offre un punto di vista interessante, è l'osservazione secondo cui "il vegetariano genera sensi di colpa, perché chi mangia carne ha spesso l’impressione d’essere moralmente criticato da chi non la mangia". Verrebbe da pensare che qualche senso di colpa lo avvertono anche certi psicologi, e risolvono il problema dando dei fanatici a quelli che lo hanno implicitamente sollevato...

Qui l'articolo, pubblicato su "Wired" ad aprile 2014: http://www.wired.it/lifestyle/food/2014/04/18/la-psicologia-del-vegetariano

Continue reading...

Wednesday, April 2 2014

Libri: "Il diritto al vegetarismo"

Segnaliamo l'uscita del libro "Il diritto al vegetarismo", di Carlo Prisco (Aracne 2014) Scheda del libro

L’alternativa veg è un diritto? Sì, no, quando, dove, come? Questa una delle più annose questioni che vegetariani e vegani si trovano ad affrontare quotidianamente, misurandosi con luoghi di ristorazione, aziende, scuole, ospedali, etc. Allevare i propri figli all’alimentazione etica è un diritto? Cosa fare in caso di separazione tra coniugi con regimi alimentari differenti? Come comportarsi dinanzi al ristoratore che ci ha venduto un piatto rassicurandoci che fosse veg, salvo poi scoprire che contiene carne?

Continue reading...

Monday, March 31 2014

Esercizi di vegefobia nel cinema italiano

Esercizi di vegefobia nel cinema italiano

veggiepoulette.jpg

La vegefobia sta penetrando nel cinema italiano? È presto per dirlo. Per affermarlo occorre che si consolidi una tendenza, di cui a tutt’oggi non esiste traccia consistente. Per quanto io ne sappia, vi sono solo due esempi sgradevoli e recenti. Dovrebbero tuttavia essere sufficienti per promuovere un certo stato di attenzione negli ambienti dell’attivismo per la liberazione animale. Infatti il cinema – e, prima ancora, quella commedia italiana capace di attrarre il grande pubblico – possiede notevoli potenzialità nell’orientare pensieri e atteggiamenti collettivi. I due casi, di cui fornirò una breve descrizione, hanno l’aggravante di essere film di grande richiamo sul pubblico. Vediamo le sequenze “incriminate”. “Sole a catinelle” di Gennaro Nunziante e interpretato da Checco Zalone rappresenta il film ultimamente più visto dal pubblico italiano (ha fatto incassi da paura: 48 milioni di euro). Il Checco, un personaggio tutto sommato delicato ma piuttosto squinternato, mentre porta il figlio in vacanza, per caso fortuito si trova a salvare dall’afasia il figlio di una ricca imprenditrice. In virtù di questo inaspettato risultato, viene accettato, per un certo tempo, nella vita familiare della donna. In un ambiente naturalistico delizioso, Checco e il figlio vengono invitati a pranzo. Che sorpresa però… niente bistecche sulla tovaglia del pic nic distesa sull’erba, ma solo miglio, insalate e altre leccornie vegane che la donna si premura di dichiarare tali. Checco allora porta le mani dietro la schiena a mo’ di alucce, si china sul cibo e, imitando la gallina nei movimenti e nei versi, chiude la sequenza inducendo risate scomposte nella sala. Il messaggio è chiaro. Se i ricchi sono (o possono essere) vegani, vuol dire che il cibo vegan è roba da ricchi. Questo è il gancio. Ma c’è anche l’uppercut: si mangia vegetale per puro snobismo. Il pubblico di Checco è un pubblico da cinepanettoni cioè proteso alla risata grassa (anche se credo che l’attore si distanzi non poco da quello standard e meriti di meglio). Quindi è inevitabile che una sequenza simile rinforzi prima ancora dell’onnivorismo, l’ostilità verso l’alimentazione veg in gruppi sociali poco propensi al ragionamento.

Continue reading...

Sunday, January 19 2014

Perchè gli onnivori sono nemici dei vegetariani?

Segnaliamo un interessante articolo, tradotto in italiano dal sito vegamami.it su due studi scientifici sul tema dell'ostilità degli onnivori nei confronti dei vegetariani.

"Vieni a tavola, il pranzo appassisce!" Molte persone hanno una reazione di fronte ai vegetariani quasi si trovassero di fronte a una tribù primitiva e molto esotica, da osservare con curiosità per poi metterla in ridicolo. Gli psicologi hanno una serie di spiegazioni per le battute e le altre manovre di difesa nei confronti dei vegetariani. Come si definisce un vegetariano obeso? Pattumiera biologica. Come chiama un vegetariano la famiglia a tavola? “Bambini, il pranzo appassisce!“ La rete è piena di battute sui vegetariani come queste. E nelle discussioni ricorrenti durante le quali le persone che non mangiano carne motivano la loro scelta, a un certo punto compare per l’ennesima volta la trita battuta: “Non mi piacciono i vegetariani. Mangiano il cibo alla mia bistecca“. Perchè molte persone hanno una reazione di fronte ai vegetariani quasi si trovassero di fronte a una tribù primitiva e molto esotica, da osservare con curiosità per poi metterla in ridicolo?

Continua sul sito vegamami: http://www.vegamami.it/dalla-loro-parte/veg/perche-gli-onnivori-nemici-dei-vegetariani-sebastian-herrmann-traduzione-sunny-sunshine/

Monday, October 28 2013

Giornalettismo e la madre vegana (Tuttiicriminideivegani.org)

Segnaliamo un articolo di Serena Contardi:

Giornalettismo e la madre vegana (Tuttiicriminideivegani.org)

Esiste un sito spazzatura, molti di voi lo conosceranno, che si chiama tuttiicriminidegliimmigrati.com: razzisti vi elencano illeciti di migranti per altri razzisti, che possono così sentirsi giustificati nel proprio razzismo. Fortunatamente, è un sito che fa schifo a tutte le persone decenti che conosco (o, più semplicemente, a tutte le persone decenti che esistono). Eppure, queste persone decenti, spesso non si fanno scrupolo di linkarti notizie di figli di genitori vegani ammalati o deceduti, onde dimostrarti – in aperta contraddizione con quanto vuole l’American Dietetic Association (The Academy of Nutrition and Dietetics) – quanto il veganismo sia insalubre e pericoloso, specie per i bimbi (faccio notare, en passant, che sono già nati spazi web che si prefiggono lo scopo di tenere il conto dei pargoli vegani “uccisi”: una sorta di tuttiicriminideivegani.com). Non si accorgono che il meccanismo di generalizzazione – parziale e interessato – è esattamente lo stesso, e quando fai questo accostamento solitamente si inalberano.

D’altronde, anche i giornali ci mettono del loro...(segue)

Continue reading...

Monday, September 23 2013

Intersezione di soggettività vegan e queer: alcuni pensieri – by jdavidcharles

Ripubblichiamo un interessante articolo su queer, veganismo e vegefobia, apparso sul blog del collettivo Anguane __ Intersezione di soggettività vegan e queer: alcuni pensieri – by jdavidcharles__

Dico raramente che sono vegan. Se partecipo ad un barbecue scelgo di passare pigramente oltre il pollo e prendere un cucchiaione extra di fagiolini e proseguire per la mia via. Ma la gente ha un curioso desiderio di sapere, di classificare coloro che si comportano in un modo non familiare. Da questo punto di vista c’è qualcosa di queer nel veganismo, e data la resistenza che incontro dichiara la mia posizione – un posizionamento – politica.

Continue reading...

Friday, September 20 2013

Discriminazione alla mensa - la testimonianza di un'insegnante vegan che ha scritto al comune

Riceviamo e pubblichiamo una testimonianza su un caso di discriminazione avvenuto in Italia ai danni di un'insegnante vegana, che chiede di diffondere la lettera che ha scritto al Comune per cui lavora per mostrare come sia importante, al di là delle soluzioni personali adottate per gestire la situazione, denunciare e contrastare pubblicamente gli atti di vegefobia.

Sono vegana da 7/8 anni e ho scoperto che questa mia scelta mi fa essere oggetto di discriminazione presso la mensa scolastica del mio comune, che eroga pasti a chi come me lavora nella scuola e ha diritto a consumare i pasti insieme ai colleghi. Sono previsti pasti speciali per qualunque tipo di scelta etica e religiosa, ma l'unica dieta non contemplata è proprio quella vegana. Sono stata costretta a optare per la semplice vegetariana, ma ovviamente non risolve il problema dei pasti pieni di latticini e uova. Salterò più di una volta il pranzo mentre le colleghe mangiano, pazienza, ma questo trovo che sia un ingiusto caso di discriminazione e ho scritto al comune perchè provveda. Non so quale sarà la risposta e non si tratta tanto del mio caso personale, io mi arrangio comunque, ma di un principio che non deve passare: i vegani subiscono i discriminazione su basi etiche presso le istituzioni pubbliche e ciò contrasta con l'art. 3 della costituzione italiana contro la discriminazione. Vi invio di seguito per conoscenza il testo della mia lettera al comune.

Continue reading...

Tuesday, September 17 2013

Che cos'è la vegefobia? di Jola Cora (video) - animal rights conference 2013

Segnaliamo il video dell'intervento di Jola Cora sulla vegefobia, tenuto presso l'Animal Rights Conference 2013 (Lussemburgo)

http://www.youtube.com/watch?v=Tucw3cCzjLc

Continue reading...

Monday, September 9 2013

Sei vegetariana? Ti mettiamo un cadavere sotto il naso...

foto: essereanimali.orgRiceviamo e pubblichiamo questa breve testimonianza di una ragazza vegetariana che racconta di un grave episodio di vegefobia di cui si sono resi protagonisti i suoi coinquilini.

"Dopo aver sopportato tutte le provocazioni speciste, le prese in giro, il bullismo online (anche pesantissimo), mi ritrovo davanti ad una provocazione che non riesco a sopportare.

Sono stata sempre calma, mi sono anche sforzata di stare al gioco quando qualcuno voleva fare sciocca provocazione e non ho mai fatta la supponente. Ecco la ricompensa: Nella cucina, in bella vista, c'è un coniglietto di due spanne e mezzo scuoiato, in una ciotola sotto l'acqua.

Continue reading...

Friday, July 26 2013

Il segreto del cuoco "vegan"...

Riceviamo e pubblichiamo una testimonianza da un social network. Come si può vedere, il fatto non merita commenti...

Cuoco Vegefobo

Continue reading...

Friday, June 7 2013

Opuscolo sulla vegefobia (versione italiana)

vegefobia_ital.pdf

Continue reading...

Tuesday, January 1 2013

Lettera di una madre vegetariana al corso pre-parto: non mi vergogno di stare dalla parte delle madri di altre specie

madre e figlioRiceviamo e pubblichiamo la lettera di una gestante vegetariana indirizzata all'ostetrica del corso pre-parto a proposito di un episodio avvenuto durante il corso, un'invettiva contro i vegan da parte dell'ostetrica scaturita dal rifiuto di utilizzare dello yogurt.


***

Vi invio questa lettera non per intento polemico nei confronti della struttura ospedaliera, nè per mettere alla gogna la formatrice; piuttosto, mi sembra utile a fare riflettere sul peso e la gravità di comportamenti che spesso sono percepiti, sia da chi li mette in atto, sia dagli stessi vegetariani, come innocui o come battutine su cui sorvolare. Per questo, credo che episodi del genere non vadano taciuti, ma al contrario debbano essere raccontati e commentati per capirne il significato e fare sentire in modo fermo le nostre convinzioni.


***


Le scrivo perché credo che la conversazione dello scorso incontro e il modo in cui si è svolta non meritino di essere lasciati cadere nel vuoto. Se devo essere sincera non pensavo di continuare più a seguire il corso. Ovviamente non perché la divergenza di opinione mi turbi particolarmente (sulla questione sono ahimè abituata ad essere in minoranza), ma il modo in cui si è sentita in diritto di trattarmi davanti a tutti in virtù di tale divergenza (anche a questo purtroppo sono un po’ abituata), quello mi ha ferita. Temo che in questo contesto non mi sentirò più a mio agio come avrei potuto e che avrò delle difficoltà in più a condividere la mia intimità, ma non voglio comunque rinunciare al diritto di provare a prendere da questo corso ciò che ancora posso. Non ho certo bisogno di convincerla dell’importanza e della delicatezza di un momento come la gravidanza, né del ruolo prezioso che può avere il lavoro fatto insieme in questa sede, specie per chi come me ha scelto di iscriversi con piena consapevolezza. Per questo vorrei raccontarle quel che è successo dal mio punto di vista. A proposito di un suo consiglio di utilizzare dello yogurt come antinfiammatorio, le ho chiesto se andasse bene quello di soia in alternativa a quello vaccino. Mi ha consigliato di procurarmi comunque quello vaccino per questo utilizzo, per cui ho dovuto esplicitare il fatto che non lo uso “per motivi etici” (non ho specificato quali e francamente non mi sembrava la sede per farlo). La risposta è stata “oddio, non sarai mica vegana?”. Dopo questa reazione evidentemente scomposta ha liquidato la questione consigliandomi, non senza una punta di sarcasmo, di utilizzare una crema. Non contenta si è lanciata in un’invettiva, apparentemente immotivata, contro i vegani e me in quanto tale. Ha esordito mettendo le mani avanti: “io rispetto ogni scelta”. Considerando come si è espressa in seguito mi chiedo cosa intenda lei con la parola “rispetto”. Non ho potuto fare a meno di pensare a quelli che iniziano un discorso dicendo “io non sono razzista, ma…”.

Continue reading...

Friday, December 21 2012

Cronaca marrone - quando lo stragista è vegano...

Cronaca Marrone L'ennesima strage dell'informazione

di Barbara X

da: anguane.noblogs.org



Quando un illustre sconosciuto balza agli onori delle cronache, si cerca sempre di saziare la fame di notizie e dettagli riguardanti la sua vita privata. Ciò avviene indifferentemente per tutti i protagonisti delle prime pagine dei giornali, per chi -per un motivo o per l'altro- si è messo in luce, anche solo per un giorno. E così ecco che negli ultimi giorni molte redazioni giornalistiche statunitensi hanno setacciato la vita privata di Adam Lanza, l'assassino di Newtown, l'autore (poi suicidatosi) della strage americana dello scorso 14 dicembre in cui sono state uccise ventisei persone. "Adam Lanza: vegano, sociopatico, ballerino. E non uccideva animali." Ecco dunque le prime indiscrezioni che trapelano sulla vita privata del killer di Newtown. Sicuramente ci saranno stati altri elementi, magari ben più importanti, da porre in risalto, ma i media, all'unisono, hanno preferito comunicare tali note biografiche, puntualmente riportate anche dagli organi d'informazione nostrani.

L'assassino Adam Lanza sarebbe dunque stato vegano, cioè avrebbe eliminato la violenza e la morte di animali dalla propria dieta. E' questo il primo dato che ci viene fornito. Successivamente ci viene detto che era un sociopatico, cioè -in parole povere- un individuo che presentava rilevanti disturbi della coscienza e della personalità, un antisociale. E infine, un ballerino. Quest'ultimo aggettivo mi ha irrazionalmente ricordato il nome di Pietro Valpreda, l'anarchico ingiustamente accusato della strage di Piazza Fontana e vittima per anni di un orribile linciaggio mediatico ("Il crimine ha oramai una fisionomia precisa: il criminale ha un volto (…). Il Valpreda ha, nonostante i 37 anni, un aspetto da giovane piuttosto beat, che si accorda del resto con l'attività di ballerino; ma la sua salute è insidiata da un’infermità grave, il morbo di Burger. La menomazione che lo impedisce, lui ballerino, nelle gambe, potrebbe avere contribuito a scatenare una forsennata e irrazionale avversione per l’umanità intera." Mario Cervi in La propaganda del terrore, "Corriere della Sera" del 17-12-1969).

muro

Al di là dell'inopportuna associazione di idee, credo si sia voluto dare risalto anche all'aggettivo "ballerino" per la pedestre volontà di sottolineare la stravaganza che avrebbe accompagnato nella sua breve vita l'assassino di Newtown, quella così poco comune, anticonformistica e spensierata leggerezza che inevitabilmente richiama al dileggio verso norme e responsabilità.

Continue reading...

Monday, June 4 2012

I paradossi dell’estremismo carnivoro sarebbero persino divertenti. Se non esistessero i macelli...

I paradossi dell’estremismo carnivoro sarebbero persino divertenti. Se non esistessero i macelli...

Marco Reggio

Il trattamento riservato dalla stampa ai vegetariani e ai vegani, si sa, non è dei migliori. Quando non si riscontra un (imbarazzato?) silenzio sulla presenza di questi strani personaggi, ci si imbatte in informazioni distorte, luoghi comuni, descrizioni grottesche, larghe concessioni agli aspetti più folkloristici della questione.

Si tratta di semplici impressioni di un lettore vegano, certamente. Sarebbe interessante vedere anche in Italia qualche studio sistematico sulle modalità con cui i mass-media descrivono – depotenziandolo politicamente – il rifiuto di cibarsi di animali uccisi o di prodotti del loro sfruttamento, come avvenuto con il lavoro di Cole e Morgan relativo alla stampa britannica.

Abbiamo comunque a disposizione, di tanto in tanto, del materiale piuttosto interessante su cui riflettere. Un articolo di recente pubblicato sul sito de “Il Giornale” (“Mangia ‘corretto’ e morirai di fame. I paradossi dell’estremismo alimentare sarebbero persino divertenti. Se non fossero letali...”) esemplifica in modo illuminante alcuni strumenti vegefobici a disposizione dell’informazione di massa in una società che di mettere in discussione la violenza innegabile di allevamenti e macelli sembra proprio non volerne sapere (1). Proviamo a vedere come operano.

Continue reading...

- page 1 of 3