vegefobia

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Wednesday, March 7 2012

Sei vegetariana? Non ti assumiamo

Testimonianza di Valen

Sinceramente sono disperata e vorrei sapere se sia normale, se sia capitato anche a voi, di essere discriminati in fase di assunzione per il fatto di essere vegetariani/vegan. Io sto cercando disperatamente lavoro, mia mamma è scomparsa a dicembre e mio padre è pensionato, non ce la facciamo. Ho vent'anni e lavoro da quando ne avevo 15, voglio andare all'università a Settembre e sono disposta a tutto, anche lavare i piatti o lavorare su turni massacranti per 25€ al giorno. Sono diplomata, automunita, ho un mio sito e nel tempo libero faccio la scrittrice, ho esperienza di 3 anni nella ristorazione e 2 anni nel promoting. E stamattina ho fatto il terzo colloquio nel giro di due mesi nel quale mi sento dire che i vegetariani/vegani non li vogliono. Scena tipo: -"Ah, è vegetariana?" (non ho nemmeno scritto vegana anche se lo sono, ma un generico "vegetariana", dato che all'inizio ho puntato molto sulla ristorazione naturale e il curriculum è rimasto quello)". -E io: "Sì, da 5 anni". -Risposta del primo datore di lavoro, un gestore di un agriturismo: "Guardi, avevamo una ragazza vegetariana che era così maleducata da farci scappare i clienti. Non vogliamo assumere altri vegetariani" (!) Provo a dirgli che io non sono l' "altra ragazza" e che invece sono una persona molto gentile, ma lui ormai ha collegato vegetariano=maleducato e la cosa finisce lì -Risposta del secondo datore di lavoro, un nuovo ristorante bio a Milano: "Ma lo sa che qui siamo anche carnivori? Non vorrei che poi facesse storie". A nulla vale la mia spiegazione sul fatto che per 3 anni ho lavorato in panificio/ristorante onnivoro e non ho sollevato alcun problema. -Risposta del terzo datore di lavoro (una ditta del settore delle energie rinnovabili), stamattina: "Vegetariana? Ma ce la fa a stare in piedi?? Mia cugina quando è rimasta incinta ha dovuto assumere addirittura degli INTEGRATORI!" Anche qui a nulla vale la mia spiegazione sul fatto che sono donatrice di sangue e che sto benissimo.

Io non so più dove sbattere la testa...se scrivessi sul curriculum, che ne so, di essere nata in un paese straniero, e non mi assumessero, potrei denunciarli per razzismo. E questi idioti che mi hanno discriminata non li posso nemmeno denunciare. Ovviamente, il mio prossimo passo sarà togliere quel "vegetariana" dal curriculum, ma vi sembra giusto che nel 2012, l'era della scienza e dell'apertura mentale, uno debba temere di essere se stesso?

Note

Successivamente, l’autrice della testimonianza ci segnala quanto segue: “da quando ho tolto dal curriculum "vegetariana", mi hanno già chiamata una gelateria, una pasticceria e un garden center, uno per un secondo colloquio e gli altri per fare un giorno di prova...pura coincidenza?? “

Friday, October 7 2011

Mangiare gli animali diventa obbligatorio in Francia!

Comunicato stampa dell'Initiative Citoyenne pour les Droits des Végétariens:

Mangiare gli animali diventa obbligatorio in Francia!

I vegetariani difendono la loro libertà di opinione

In Francia è stato appena pubblicato un decreto che rende obbligatorie alcune regole di composizione dei pasti nell'insieme della ristorazione scolastica, pubblica e privata. Queste regole impongono a sei milioni di bambini in età scolare il consumo di carne, pesci, latticini e uova.

Decreti analoghi sono in preparazione per la quasi totalità della ristorazione collettiva francese, dalla scuola materna fino alle case di riposo per anziani, passando per i ristoranti universitari, gli ospedali e le prigioni.

La legge francese, con il pretesto di proteggere la salute pubblica, proibisce l'espressione concreta di una convinzione. I cittadini vegetariani si mobilitano per difendere il loro diritto alla scelta della propria alimentazione.

Buone notizie? Non per i vegetariani!

Un decreto e un'ordinanza pubblicati nel Journal officiel del 2 ottobre scorso(*) impongono alle mense scolastiche il rispetto di un insieme di norme ritenute garantire l'equilibrio nutrizionale dei pasti. Ogni pasto deve obbligatoriamente comprendere un «piatto proteico» le cui proteine sono esclusivamente di origine animale (carne, pesce, uova o formaggio), ignorando l'esistenza di fonti abbondanti di proteine vegetali, e anche un latticino, reputato costituire il solo mezzo di coprire il fabbrisogno di calcio, ignorando l'esistenza di alternative vegetali e minerali. È specificata una frequenza minima obbligatoria di alcuni tipi di carne (manzo, vitello, agnello o frattaglie) e di pesce.

D'ora in poi, per i frequentatori regolari delle mense sarà impossibile essere vegetariani, o meglio esserlo tutti i giorni. Quanto all'essere vegan, non sarà possibile neanche per un solo pasto.

Il bambino vegetariano che riuscisse, malgrado tutto, a lasciare la carne sul bordo del piatto, sarebbe costretto a consumare un pasto carente, visto che non sono proposte alternative equilibrate.

Un attacco contro la libertà di opinione

Numerose persone nel mondo sono profondamente convinte che il consumo di animali e dei prodotti del loro sfruttamento non sia legittimo. Il vegetarismo e il veganismo sono l'espressione inevitabile di questa convinzione.

Il decreto governativo minaccia le libertà individuali fondamentali limitando il libero esercizio delle convinzioni personali quale è affermato dall'ONU :

«Ognuno ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione. Questo diritto implica la libertà di avere una religione o una qualunque convinzione di propria scelta, così come la libertà di manifestare la propria religione o convinzione, individualmente o in comune, in pubblico come in privato, attraverso il culto e lo svolgimento di riti, le pratiche e l'insegnamento».(**)

Il trattamento degli animali è al centro di un crescente dibattito di opinione in Francia, come testimonia la pubblicazione di diverse opere recenti che criticano, o difendono, la legittimità del consumo di carne.

In questo contesto, la volontà del governo di imporre le proprie scelte ideologiche ed economiche è ammessa apertamente :

«Il ministro dell'Agricoltura, Bruno Le Maire, ha annunciato la messa in pratica di un programma nazionale per l'alimentazione che mira anche a frenare l'impatto di certi discorsi, come quello dell'ex-Beatle Paul McCartney che, in occasione del vertice di Copenaghen, ha invocato una giornata settimanale senza carne per lottare contro il riscaldamento climatico. Questo appello aveva suscitato una levata di scudi da parte degli allevatori...»(***)

La persistenza di una menzogna istituzionale in materia di nutrizione

Da molti anni, in particolare attraverso le edizioni successive del Piano Nazionale Nutrizione e Salute (PNNS) e della sua interfaccia pubblica, il sito mangerbouger.fr, i poteri pubblici diffamano il vegetarismo e il vegetalismo.

Numerose autorità mediche e sanitarie nel mondo riconoscono invece che si può vivere bene senza consumare carne e altri prodotti animali. Per esempio:

«È posizione dell'American Dietetic Association che le diete vegetariane correttamente pianificate, comprese le diete totalmente vegetariane o vegane, sono salutari, adeguate dal punto di vista nutrizionale, e possono conferire benefici per la salute nella prevenzione e nel trattamento di alcune patologie. Le diete vegetariane ben pianificate sono appropriate per individui in tutti gli stadi del ciclo vitale, ivi inclusi gravidanza, allattamento, prima e seconda infanzia e adolescenza, e per gli atleti».(****)

Il dibattito sulla legittimità dello sfruttamento degli animali è di ordine filosofico, etico e politico e deve poter proseguire. È inaccettabile che lo Stato francese, con il pretesto di una misura di salute pubblica fondata su menzogne nutrizionali, voglia vietare questo dibattito, mettendo nell'illegalità l'espressione concreta di una convinzione.

I vegetariani si mobilitano

Collettivi e associazioni vegetariane si organizzano ovunque in Francia per esprimere la loro indignazione di fronte a questo decreto, allertare l'opinione pubblica e contestare le affermazioni nutrizionali diffuse dai poteri pubblici.

Essi incoraggiano tutte le persone e organizzazioni interessate a difendere la libertà di convinzione, qualunque siano le loro posizioni rispetto allo sfruttamento degli animali, a unire le loro voci a queste proteste.

L'Iniziativa Cittadina per i Diritti dei Vegetariani (ICDV) ha già contattato l'ONU nel maggio scorso per segnalare episodi concreti di discriminazione verso persone vegetariane in Francia. Se il decreto non è ritirato, l'ICDV annuncia una nuova denuncia contro la Francia per violazione della libertà di convinzione.

*****

Contatto : David OLIVIER, +33 6 42 06 07 47

Mail : contact@icdv.info

*****

(*) Decreto n° 2011-1227 del 30 settembre 2011 e ordinanza del 30 settembre 2011. Questi testi seguono la legge n°2010-874 del 27 luglio 2010 detta «legge di modernizzazione dell'agricoltura e della pesca», che stabilisce che «I gestori, pubblici e privati, di servizi di ristorazione scolastica e universitaria, e i servizi di ristorazione di istituti di accoglienza di bambini di meno di sei anni, degli istituti sanitari, sociali e medico-sociali, penitenziarii, sono tenuti a rispettare delle regole, determinate per decreto, relative alla qualità nutrizionale dei pasti che propongono...»

(**) Dichiarazione sull'eliminazione di tutte le forme di intolleranza e di discriminazione fondate sulla religione o la convinzione, proclamata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 25 novembre 1981, art. 1.1.

(***) Comunicato AFP del 21/01/2010.

(****) Cf. il sito Scienza Vegetariana.

Friday, July 22 2011

Vegefobia: un problema individuale?

di Marco Reggio

Se vogliamo fare una discussione sulle strategie del "movimento", la cosa si fa lunga. Nessuno ha la verità in tasca, ma è chiaro che ci sono alla base concezioni molto diverse. Lo si vede proprio dalla questione vegefobia. L'atteggiamento tipico di molti vegan è proprio quello che noi del Veggie Pride denunciamo insieme alla vegefobia. E cioè: si tratta, quando esiste, di una questione individuale, da trattare come tale, con vari stratagemmi, talvolta legali, talvolta retorici, talaltra opportunistici. Insomma: fatti vostri (con al massimo un po' di consulenza ai singoli).

Ma questa non è politica. Se la vegefobia esiste (non nei termini in cui la descrivono alcuni, cioè dandone una descrizione grottesca per poi attaccare facilmente il concetto come esagerato o irrealistico) va denunciata pubblicamente e affrontata come un problema collettivo (non necessariamente un problema grave, chissà).

Anche se il parallelo con l'omofobia può avere i suoi limiti, ogni tanto serve per capire qualche cosa elementare. Sono esistiti (ed esistono ancora) tanti omosessuali che di fronte alle discriminazioni subite tacciono pubblicamente e risolvono le questioni privatamente in mille modi. Naturalmente, spesso ci riescono pure (e fanno bene!). Ma il movimento, in determinati momenti storici, ha detto: diciamo pubblicamente che esiste l'omofobia e denunciamola. Altrimenti, la società non progredisce di un passo sulla questione. Questo non esclude che si possano e si debbano anche dare consigli su come "cavarsela" individualmente, ma sono due cose diverse. Infatti, molti gruppi animalisti non fanno politica. Questo perché pensano che il veganismo non sia una questione politica, ma solo un bello stile di vita. Che tale stile di vita sia bello o meno, sano o meno, possiamo discutere a lungo. Ma io non penso che sia solo quello. Penso che sia una scelta di contestazione della strage degli animali. Se considerassimo seriamente, da veri animalisti, che cos'è una "strage", non penso che diremmo alla leggera "bisogna solo informare".

Friday, June 10 2011

La scelta etica di non mangiare animali non viene mai presa in considerazione: si parla solo di salute e ambiente

di Diana Debord

La vegefobia
Non possiamo dire di essere perseguitati in quanto vegetariani, semplicemente non abbiamo voce. Quando i media parlano di scelta vegan o vegetariana è il più delle volte per elencarne i vantaggi o svantaggi dal punto di vista dell'ambiente o della salute. Mai la scelta etica viene presa in considerazione, mentre spesso è proprio quella che spinge molte persone a rinunciare alla carne. Il motivo è facilmente intuibile. Basta una semplice ricerca sul web per accorgersi che sotto ad un qualsiasi articolo che parli di vegetariani, ci sono insulti, battute, cattiverie gratuite o provocazioni. Un pò quello che è capitato almeno una volta ad ognuno di noi durante una cena.

Il meccanismo
Se cominciamo a parlare della nostra scelta, ci accusano di voler fare proselitismo. Se non diciamo nulla ma ci chiedono spiegazioni, stesso risultato. Se rispondiamo a tono ad una provocazione, allora ci accusano di sentirci superiori agli onnivori mentre se subiamo allora siamo delle femminuccie. Fanno di tutto per coglierci in fallo: se trovano qualcosa allora siamo degli incoerenti, se non trovano nulla invece siamo degli estremisti. A volte è dura, ma c'è di peggio.

Continua a leggere su: http://dianadebord.blogspot.com/2011/04/la-questione-vegetariana.html

Monday, May 30 2011

"La vegefobia è la nuova omofobia"

di David Olivier

Consigliamo ai lettori francofoni di leggere anche i commenti all'articolo originale, pubblicati sul blog francese dedicato alla vegefobia.


***

La frase di cui sopra non è da prendere alla lettera, ma ha attirato la mia attenzione, essendo il titolo di un articolo di un blog su un sito gay. Siamo spesso rimproverati di esagerare quando parliamo di vegefobia perché, si dice, nessuno è fisicamente attaccato perché vegetariano, o licenziato, o spinto al suicidio. Parlare di vegefobia sarebbe addirittura offensivo per le vittime delle vere discriminazioni, i neri, i gay, le donne maltrattate...

L’autore di questo blog, e parecchi commentatori, fanno sentire un’altra campana. Ecco qualche passaggio tradotto a grandi linee:

One of my best ex-pat friends convinced his Basque boyfriend to adopt a vegetarian lifestyle late last year. It coincided with Christmas and as the night of December 24th loomed, Diego started to worry. How would he tell his Aunt Yolanda that this year there would be no Serrano ham, king prawns or suckling pig for him? How would his mother react when he told her that he wouldn't be trying any of her tuna croquettes? And more disturbingly, what would his friends say when he turned down the de riguer "pinchos" (dead animal laden tapas) in bars over the Christmas period?

Verso la fine dell’anno scorso, uno dei miei migliori amici espatriati ha convinto il suo compagno basco ad adottare lo stile di vita vegetariano. L’evento ha coinciso con Natale e, mentre la notte del 24 dicembre si avvicinava, Diego ha incominciato a preoccuparsi. Come avrebbe detto a sua zia Yolanda che quest’anno non ci sarebbe stato per lui nessun prosciutto di Serrano, gamberoni né maialino da latte? Come avrebbe reagito sua madre quando le avrebbe detto che non avrebbe assaggiato nessuna delle sue crocchette di tonno? E soprattutto, cosa avrebbero detto i suoi amici quando avrebbe rifiutato i classici “pinchos” (tapas ripieni di animali morti) nei bar durante il periodo di Natale?

(...)

Diego's announcement was to overshadow his entire family's enjoyment of the festive season. As they sat down to a huge Basque surf 'n' turf style Christmas banquet, he was given a plate of cold boiled spinach and told to get on with it.

L’annuncio di Diego avrebbe adombrato il divertimento del periodo festivo dell’intera famiglia. Appena seduti a un enorme banchetto natalizio basco, a lui è stato dato un piatto di spinaci freddi bolliti e gli è stato detto di accontentarsi.

(...)

Later, the family who hadn't batted an eyelid when he came out as gay tried reasoning with him. His grandmother said it was just a phase. They berated the boyfriend. His uncle Ramón, asked him if he knew that he was in a select club with other vegetarians: Pol Pot, Adolf Hitler and Genghis Khan. The family talked about meat dishes all the time. His mother fried more crispy bacon than he'd ever remembered.

Più tardi, la famiglia che non aveva battuto ciglio quando fece il suo coming out come gay, tentò di discutere con lui. Sua nonna disse che era solo una fase. Rimproverarono il suo ragazzo. Suo zio Ramòn, gli chiese se sapeva di essere in un club selezionato con altri vegetariani come Pol Pot, Adolf Hitler and Genghis Khan. La famiglia parlò di piatti a base di carne tutto il tempo. A sua memoria, sua madre non aveva mai preparato così tanta pancetta fritta.

(...)

However, it was his straight friends who let him down the most. These were the friends who'd cried for joy when gay marriages were legalised (...) There was only one thing that they wouldn't abide. Vegetarianism. A strange concept for the Spanish. Something alien. (...) Homos are fine, it’s just VEGETARIAN homos that might be the problem.

Tuttavia, sono stati i suoi amici etero che lo hanno deluso di più. Questi sono stati gli amici che avevano pianto di gioia quando sono stati legalizzati i matrimoni gay (…) C'era solo una cosa che non avrebbe rispettato. Il vegetarismo. Un concetto strano per gli spagnoli. Qualcosa di alieno. (…) Gli omosessuali vanno bene, sono solo gli omosessuali VEGETARIANI che possono essere il problema.

Does anyone dare to organise the first Veg Pride?

Qualcuno ha il coraggio di organizzare il primo Veg Pride?

L’articolo è seguito da una foto scattata a un… Veggie Pride Parade di New York – da non confondere, dunque, con il Veggie Pride. L’autore non sembra tuttavia conoscere l’esistenza del Veggie Pride.

Parecchi commentatori sottoscrivono e confermano il punto di vista del post:

I become a vegetarian when I was seven, I'm now twenty and still a strict vegetarian. Got bullied in primary and secondary school over it. How ridiculos is that? I still get shit from family and friends coz of it. Its really kinda sad when ya think bout it.

Sono diventato vegetariano all’età di sette anni, ora ne ho venti e sono ancora vegan. Sono stato molestato nella scuola primaria e secondaria per questo motivo. Quanto è ridicolo tutto ciò? Continuo a essere maltrattato dalla famiglia e dagli amici per questo motivo. E’ davvero triste se ci pensi.

Commento dello stesso autore del blog:

I came to love veg when I moved to Spain because everything is seasonal and very fresh, but the scary thing is, is that it's easier to come out as gay than as a vegetarian. My friend's parents wouldn't know what to make of me, if I were one.

Ho iniziato ad amare la verdura quando mi sono trasferito in Spagna perché sono sempre fresche e di stagione, ma ciò che fa paura è che è più facile fare coming out come gay che come vegetariano. I genitori del mio compagno non saprebbero come comportarsi con me, se lo fossi.

Commento che, al contrario, illustra bene la vegefobia di chi lo ha scritto:

Chas says: Lol. A Veggie Pride Parade? Good luck finding any with enough energy to lift the banners/ walk a km without fainting!

Chas dice: LOL. Un Veggie Pride Parade? Buona fortuna per trovare qualcuno che abbia abbastanza energia da sollevare i cartelloni o per camminare un km senza svenire!

Infine:

frowned upon and could lead to attempts to plant ham slices under the sauce or further questions being asked to establish whether you really are "one of them". In the context of the family, the situation is far more intense of course, and declaring oneself a vegetarian could lead to ostracism or even disownership. I sincerely hope that now that the issue is out in the open, we can start to assert our rights as gay vegetarians (...).

disapprovati, poter essere indotti a tentare di nascondere le fette di prosciutto sotto la salsa o sottoposti ad altre domande con l’intento di stabilire se sei veramente “uno di loro”. Nel contesto della famiglia la situazione è sicuramente di gran lunga più intensa, e dichiararsi vegetariano può portare all’ostracismo o perfino ad essere rinnegato. Io spero sinceramente che ora che la questione è stata posta pubblicamente, noi possiamo iniziare ad affermare i nostri diritti come gay vegetariani (…).

Nonostante il tono abbastanza leggero del testo, la constatazione è reale: essere vegetariani è (spesso, almeno) più impopolare che essere gay, e mal visti in un modo che ricorda quello di cui molti gay sono spesso vittime: emarginazione, aggressività... Il semplice fatto di non mangiare animali porta ad essere collocato nella stessa categoria di Hitler o Pol Pot. (La fonte di questi deliri sembra essere il sito "Vegetarians are Evil”). Da notare il commento che parla di “molestie” a scuola; il termine utilizzato, bullying, indica delle violenze fisiche e/o morali gravi e continue.

Comunque, dal momento che ci assicurano che la vegefobia non esiste…

Essere vegetariani, più impopolari dei gay... o degli atei negli Stati Uniti, stando a quanto dice il biologo ateo PZ Myers

A worse slander than being an atheist?

At least there seems to be one in Montana: candidate Roy Brown was accused of being…a vegetarian.

"I am not and have never been a vegetarian," Brown said. "I am disgusted by the baseless allegation that I am a vegetarian and that my personal eating habits should somehow be construed as opposed to the economic interests of Montana's livestock industry."

So…would a compromising photo in Montana be one catching a politician eating peas and carrots? Are cholesterol levels and a history of heart attacks advantages in races there?

''Una calunnia peggiore del chiamare qualcuno ateo?

Ce n’è almeno una nel Montana: il candidato Roy Brown è stato accusato di essere… un vegetariano.

“Non sono e non sono mai stato vegetariano”, ha detto Brown. “Sono disgustato da questa affermazione senza fondamento secondo cui io sarei vegetariano e che le mie personali abitudini alimentari sarebbero in qualche modo contrapposte agli interessi dell’industria dell’allevamento del Montana”

Così… nel Montana sarebbe compromettente una foto raffigurante un politico che mangia piselli e carote? I livelli di colesterolo e una serie di infarti costituirebbero dei vantaggi, nelle dispute, qui?''

Nella fonte citata da PZ Myers, si legge che Roy Brown ha amesso di avere temporaneamente limitato il consumo di carne e prodotti lattiero-caseari 25 anni prima, per rispetto di un familiare morente che non li tollerava... Si direbbe davvero una caccia alle streghe.

Sunday, May 29 2011

Disobbedire al grande massacro e ritrovarsi per strada

Durante la manifestazione per l'abolizione della carne, svoltasi recentemente a Ginevra, alcuni passanti hanno commentato il presidio dedicato ai miliardi di animali uccisi per il consumo umano.

Alcuni di questi assomigliavano al tipico scherno vegefobico che si verifica spesso quando si cerca di sollevare la questione animale:

Un jeune garçon s’arrête, lit les pancartes et lâche, vaguement ironique, à ses camarades: «Ce genre de manif me donne envie de manger un hamburger. Tous au McDo!»

Un giovane si ferma. Legge i cartelloni e, vagamente ironico, se ne esce con suoi amici: «Questo genere di manifestazione mi fa venire voglia di mangiare un hamburger. Tutti da Mc Donald's!»

Ma è soprattutto un altro commento che lascia un po' di amarezza:

Un sans domicile fixe, tirant sa valise à roulettes, corrige à sa manière désillusionnée: «Je suis végétarien depuis trente ans d’existence. Ce choix m’a valu de ne plus pouvoir m’asseoir à la table de mes proches, de perdre mes amis et de me retrouver à la rue.»

Un uomo senza fissa dimora, trascinando il suo trolley, commenta in un suo modo disincantato: «Sono vegetariano da trent'anni. Questa scelta mi è valsa di non potermi più sedere a tavola con i miei parenti, di perdere i miei amici e di ritrovarmi per strada»

Sembrerebbe che la possibilità di essere legittimamente inclusi in questa società dipenda, a volte, dall'obbedienza al grande massacro.

Due medici anti-vegan uno dietro l'altro

Riportiamo la testimonianza inviataci da Daniela ranela81@libero.it

Sono vegan da sette anni e sto bene. Probabilmente è per questo motivo che non frequento molti medici, anche se ogni anno mi sottopongo a una visita ginecologica di controllo e agli esami del sangue di routine.

Qualche settimana fa, come ogni anno, avevo infatti fissato la consueta visita, approfittando dell’occasione per far controllare i recenti esami del sangue, che ho quindi portato con me all’appuntamento.

L’esperienza è stata, purtroppo, molto spiacevole e deludente.

Ho dovuto infatti cambiare due medici, prima di trovare quello che andasse bene per me... o meglio, quello a cui io potessi andare bene.

Pare infatti che la mia alimentazione vegan rappresentasse un vero problema per le due dottoresse che ho incontrato. La prima, un medico della Asl di Milano, appena ha scoperto che ero vegan, mi ha risposto in modo freddo e scostante, esprimendo senza mezzi termini la sua disapprovazione per la mia dieta.

Nonostante avessi provato a esprimere le mie perplessità alla dottoressa, questa ha continuato a rispondermi in modo superficiale e seccato, per cui, dopo averle fatto notare che il suo comportamento si era dimostrato assolutamente anti-professionale, ho preferito lasciare perdere e dedicarmi alla ricerca di una nuova dottoressa.

Purtroppo, la seconda ginecologa si è rivelata peggiore della prima. Inizialmente cordiale, ha modificato radicalmente il suo atteggiamento quando anche lei ha scoperto che sono vegan. La dottoressa ha manifestato una forte aggressività nei miei confronti, dicendomi che la mia scelta vegan era assolutamente sbagliata e mettendo in atto una forma di terrorismo psicologico prospettando scenari apocalittici per la mia salute.

Ho cercato di riportare il dialogo entro l’ambito prettamente medico, parlandole di alcuni miei disturbi, ma lei si è rifiutata di visitarmi e ha continuato a trattarmi in modo distaccato.

E’ davvero notevole il fatto che, nonostante a livello internazionale le diete vegetariane e vegan bilanciate siano considerate salutari, i medici spesso si limitano a fornire giudizi sommari sulle diete vegetariane e vegan in sé, emettendo sentenze che assomigliano più a dei pregiudizi da “uomo della strada” che a dei pareri medici.

Il loro compito, invece, dovrebbe essere quello di consigliare al paziente vegetariano a equilibrare la sua dieta, eventualmente, facendo riferimento alle Linee guida ufficiali che sono già disponibili nella letteratura scientifica(1).

Note

(1) Posizione ufficiale dell'American Dietetic Association http://www.eatright.org/about/content.aspx?id=8357

Thursday, May 26 2011

L'opzione veg* nelle mense? Dove c'è non viene pubblicizzata

Nonostante il fatto che il Ministero della Salute abbia emanato delle Linee di indirizzo nazionale sulla ristorazione scolastica, comprendenti la garanzia di fornire sostituzioni di alimenti correlate e ragioni etico-religiose o culturali, questo articolo riferisce che è ancora presente l'ostacolo all'opzione veg* costituito dalla scarsa informazione di dietisti e pediatri.

Per chi è vegetariano o vegan non sempre è facile riuscire a trovare posti dove poter mangiare ciò che rientra nella propria dieta. Parlando delle mense pubbliche e private ci sono tanti aspetti da valutare; è giusto che i circa 6 milioni di vegetariani italiani possano godere di un trattamento equivalente a quello di tutti gli altri cittadini. La ricerca che ha effettuato la LAV (Lega Antivivisezione) per verificare la disponibilità dell'opzione vegetariana nella mense scolastiche ha evidenziato una situazione molto varia: se è vero che in 18 capoluoghi di regione su 21 (comprese le province autonome di Bolzano e Trento) l'opzione vegetariana è diffusa, le Amministrazioni che la propongono non la pubblicizzano e la modalità con cui va richiesta è discrezionale. Quindi questa ricerca ha evidenziato come non tutti i Comuni italiani garantiscono l'opzione vegetariana nelle mense scolastiche e quelli che la prevedono non la rendono nota, se non in rari casi. A tal proposito un anno fa il Ministero della Salute ha emanato le Linee di indirizzo nazionale sulla ristorazione scolastica, in cui è esplicitamente prevista la garanzia di fornire "sostituzioni di alimenti correlate a ragioni etico-religiose o culturali". Molte volte però le persone vengono ostacolate da dietisti e pediatri di comunità perchè poco informati. La LAV sta mettendo in atto iniziative per fare in modo che siano conosciuti e introdotti prodotti proteici a base di soia e legumi o "alternativi", come il seitan, per evitare di fornire pasti monotoni o troppo sbilanciati verso latticini e uova a sostituzione della carne, con conseguente eccessivo apporto di grassi saturi e colesterolo. Rendere possibile la scelta vegetariana è anche un atto di civiltà e di rispetto per l'ambiente, considerato che un pasto vegetariano fa risparmiare quasi 2 Kg CO2 eq rispetto ad uno con carne. Speriamo comunque che la situazione mense continui a migliorare e che venga fatto più pubblicità al cibo veg!

Fonte: www.progettogaia.it

Monday, May 23 2011

Un'esperienza di vegefobia

Luisa Mondo, medico specializzato in Igiene e Medicina preventiva, vegetariana da trent'anni e vegan da dieci, è stata invitata in una classe di una scuola superiore a parlare di alimentazione vegetariana. Durissimo l'attacco dei giovani studenti: "crescere i figli con una dieta vegetariana vuol dire privarli di un'opportunità". Ne riportiamo la testimonianza.

Vegefobia è ridicolizzare i vegetariani per ridicolizzare gli animali.

Vegefobia è negare la possibilità della dieta vegetariana per negare la possibilità di parlare di animali come esseri sensibili.

Mi hanno invitata a tenere due ore di lezione sull’alimentazione vegetariana e vegana in una scuola superiore. Le due classi che ho incontrato avevano già fatto degli incontri con la LAV sulla sofferenza animale, sul danno ambientale della produzione carnea, sul consumo di risorse a discapito dei paesi in via di sviluppo. Eppure….

I ragazzi mi hanno ascoltata per pochissimo malgrado avessi montato una lezione in power point con belle immagini ed animazioni, accattivante ed interessante al tempo stesso.

Innanzitutto han voluto sapere se ero così convinta della mia scelta da pensare di estenderla anche ai miei figli e quando ho detto che in effetti ciò è già realtà ossia che mio figlio (loro coetaneo) e le mie bambine sono vegetariani dalla nascita si è scatenato un finimondo.

In base alla loro opinione li ho privati dell’opportunità di mangiare affettati, hamburger, pollo arrosto…

Ed è stato inutile spiegare loro che, col mio compagno, abbiamo fatto questa scelta perchè questa è la posizione della nostra famiglia: rispetto per la vita in tutte le forme e che, in fondo, anche loro consumano quello che è nella tradizione della famiglia in cui sono nati, tant’è che non si sono mai ritrovati nel piatto insetti o canguro.

Li ho rassicurati sulla salute dei miei figli e ho anche descritto le cose che mangiano in alternativa e che loro che si credono “nel giusto” si sono persi (ottimi piatti vegetariani e gerani, gustosi e colorati, i saporitissimi panini col mopur, il muscolo di grano e via dicendo) perché non siamo dei tristi erbivori,ma persone che amano la buona cucina, con la differenza che si sceglie la vita, la non crudeltà.

Hanno poi tirato fuori la storia che a famiglie di vegani estremisti hanno dovuto togliere i figli perchè non li nutrivano….Mi son cadute le braccia, ma mi son fatta forza ed ho ricordato loro che i problemi di salute mentale ci sono certo, sia tra i veg*ani che tra gli onnivori tant’è che, purtroppo, la maggior parte degli infanticidi, degli abusi, dei maltrattamenti, degli abbandoni, non sono imputabili alla scelta alimentare.

E che senza andare agli estremi è un “maltrattamento” alimentare anche nutrire i figli con cibi spazzatura e farli diventare obesi o con il colesterolo alto già a 10 anni.

Continua a leggere l'articolo su: www.bambinonaturale.it

Tuesday, May 17 2011

Fare l'abitudine a sentirsi discriminati

Riportiamo il punto di vista di una blogger vegetariana in merito alle difficoltà sociali dei vegetariani. L'autrice pone l'attenzione soprattutto sull'opposizione incontrata dalla famiglia, oppure sul vortice di domande assurde e a volte offensive con cui si colpiscono i vegetariani nelle dinamiche di gruppo.

In termini di sacrificio personale essere vegetariani costa.. eccome!. Decidere di eliminare gli animali dall’alimentazione ha un vero e proprio costo nel sociale: quanti vegetariani hanno dovuto farci l’abitudine a sentirsi discriminati, al centro di un vortice di domande assurde, incompresi o addirittura offesi per la scelta intrapresa? Il primo ostacolo per i neo vegetariani è la famiglia. Spesso la conversione al veg avviene in età adolescenziale quando si è più sensibili e si è alla ricerca di un proprio stile di vita abbandonando il guscio protettivo familiare. La maggior parte dei genitori vieta alla prole il libero arbitrio nel decidere lo stile alimentare da seguire. Altri, ostacolano il percorso vegetariano dei figli interferendo sempre ad ogni pasto (“sicuro che non vuoi la ciccia?”). Solo in pochi accettano la decisione così anticonvenzionale del non mangiare più carne, ma rimangono comunque in pensiero per quel figlio che ha deciso di “alimentarsi contro natura”. Altri ostacoli provengono da amici e parenti. Soprattutto le persone anziane non riescono a concepire l’idea di vedere gli animali come esseri senzienti con pari diritto alla vita dell’uomo. Si nascondono dietro la banale scusa di aver visto guerre e bla bla bla pur di affermare che la carne va mangiata. Ad un vegetariano non sarà mai mancato un dialogo impossibile con chi (forse) finge di non capire e cerca di banalizzare l’alimentazione veg.

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Tuesday, April 12 2011

Genitori vegan accusati della morte del figlio lattante alimentato al seno. Rischiano trent'anni di carcere

Questo è articolo è tratto dal sito Forumetici.it e si riferisce alla recente notizia, diffusa dai media francesi, della bambina vegan morta e della successiva accusa alla dieta vegan seguita dai genitori. L'articolo è stato scritto da Mike Adams, del sito naturalnews.com, un network informativo che si occupa di salute, ambiente, alimentazione e critica alternativa.

Vorremmo precisare che, nonostante l'autore dica cose condivisibili sulla vegefobia, l'articolo non riporta correttamente il caso in questione, poiché la bimba che è morta era esclusivamente allattata e non mangiava cibi solidi. A 11 mesi, la bambina pesava 5 chili, ed è morta di una bronchite non adeguatamente curata, perché i genitori rifiutavano la medicina "ufficiale" (link: http://www.france-info.com/france-justice-police-2011-03-29-proces-d-un-couple-de-vegetaliens-apres-le-deces-de-leur-fille-525238-9-11.html, link: http://www.france-info.com/france-justice-police-2011-04-01-30-mois-de-prison-pour-les-parents-vegetaliens-527069-9-11.html).

Crediamo, inoltre, che l'atteggiamento giusto da seguire non sia quello sostenuto dall'autore dell'articolo, secondo cui non si dovrebbe mai ammettere di fronte all'autorità che si sta seguendo una dieta vegan. Questo significherebbe assecondare e sottostare a una cultura vegefobica, secondo cui allevare e crescere i figli secondo i valori etici vegetariani sia sbagliato.

Questa modalità di affrontare la vegefobia, di fatto, incoraggia a reagire nascondendosi, piuttosto che ad affermare liberamente e pienamente la propria solidarietà agli animali.

Per un ulteriore approfondimento, consigliamo ai lettori francofoni di leggere un'analisi di questo caso avvenuto in Francia, direttamente nel blog francese dedicato alla vegefobia: Bébé meurt, le végétalisme est accusé

Genitori vegan accusati della morte del figlio lattante alimentato al seno. Rischiano trent'anni di carcere.

Nell'ultimo episodio di indignazione da parte della globale "sorveglianza sui vegani", che se la prende con chi segue una dieta salutare, una coppia francese rischia 30 anni di carcere in quanto colpevole di essersi rifiutata di alimentare la propria bambina con del latte "spazzatura" formulato per lattanti ed aver optato, invece, per l'allattamento al seno. La bambina è morta all'età di 11 mesi. Arrivata l'ambulanza, i medici hanno trovato la bambina morta e, anzichè consolare i genitori, hanno chiamato la polizia. Perchè? Perchè i genitori sono vegani.

Per questo motivo, il corpo della bambina è stato sottoposto ad autopsia, che ha riscontrato una carenza di vitamine A e B12 che il pubblico ministero ha sostenuto potesse essere correlata alla dieta vegana dei genitori. La coppia è stata accusata di "privazione alimentare seguita dalla morte" e rischia trent'anni di prigione. '' Dagli più Happy Meal, dicono...''

Giusto perchè possiate capire bene, tenete a mente che nel caso in cui l'ambulanza si fosse presentata ed avesse trovato una bambina morta all'interno di una casa con la credenza piena di cibo spazzatura e fast food - cereali zuccherati, incarti di panini Mc Donald's, pizza surgelata, gelato e ciambelle - questo non avrebbe destato il minimo sospetto. Se si trovasse un bambino morto con in mano un doppio cheeseburger alla pancetta smozzicato, la cosa non susciterebbe clamori. La polizia è stata chiamata solo perchè i genitori della piccola sono vegani.

Come mai si è deciso di effettuare un'autopsia per determinare se la bambina fosse carente di sostanze nutritive importanti? Vi rendete conto che il 90% dei bambini piccoli in Francia e negli Stati Uniti soffre di gravi carenze di almeno una sostanza nutritiva fondamentale per la sua crescita, come la vitamina D, il magnesio e lo zinco?

Se avere un figlio carente di vitamine è un crimine, praticamente tutti i genitori che consumano i "normali" cibi trasformati che troviamo al supermercato sono criminali. Ma, certamente, i giudici non chiederanno mai di effettuare autopsie sui figli di genitori che si cibano di cibi trasformati "spazzatura". Quello è considerato "normale". Solo la dieta vegan è ritenuta "pericolosa", nonostante i vegani si sforzino in ogni modo di proteggere la salute e la sicurezza dei propri figli. '' State in guardia, vegani: stanno venendo a prendervi!''

I bambini vegani, ad esempio, non sono né obesi né diabetici. E nemmeno muoiono di cancro a 7 anni. Tutto questo sta diventando sempre più comune tra i bambini cresciuti da genitori che danno loro da mangiare formaggio, pancetta e salsicce di maiale. Eppure, crescere un bambino obeso o sovrappeso a forza di cibi di origine animale non è considerato un crimine: solo alimentarlo con frutta e verdura naturale lo è!

Attenzione, vegani, stanno davvero venendo a prendervi. Ho sentito parlare di numerosi casi in cui dei genitori si son visti portare via i propri figli dai servizi sociali degli Stati Uniti solo perchè seguivano una dieta vegan. Ricordate, lo stato è tiranno: lo è sempre stato, e sempre lo sarà. Lo Stato ritiene che, se non vi conformate alla dieta cancerogena a base di cibo spazzatura che la televisione pubblicizza, è a causa di qualcosa di "strano" che c'è in voi e che probabilmente c'è anche nel vostro bambino. Chiameranno la polizia e indagheranno su di voi. Vi porteranno via vostro figlio e vi manderanno in carcere. E' quello che oggi sta accadendo di volta in volta in tutto il mondo.

Quindi, che fare? Beh, per prima cosa, se stai adottando una dieta vegan, non dimenticare la B12 e gli Omega-3 - due sostanze nutritive i cui livelli tendono ad essere molto bassi in molte persone che la adottano. Una dieta vegan richiede tanto controllo nutrizionale affinchè si possa essere sicuri di non tralasciare alcuni elementi.

E' altrattanto importante, poi, prepararsi a combattere contro lo Stato per affermare il vostro diritto ad allattare al seno il vostro bambino. Come si vede, lo Stato è completamente corrotto dagli interessi delle aziende, e ritiene che dovreste crescere vostro figlio dandogli del latte formulato per lattanti, della "spazzatura" prodotta da potenti industrie. Queste formule, certamente, contengono proteine provenienti dal latte di mucca e dalla soia estratte tramite l'esano, un solvente tossico. Anche il DHA - un acido grasso essenziale della serie Omega-3 - che si trova all'interno di molte formule è prevalentemente "sintetico". Limitatevi a ricordare questo: è questa la roba con cui lo Stato vuole farvi crescere vostro figlio.

STRATEGIA D'AZIONE: mai ammettere di fronte alle autorità statali che si sta crescendo un figlio con una dieta vegan. Ciò fa crescere immediatamente dei sospetti tra quegli idioti dei servizi sociali, del tutto privi di competenze nutrizionali e che magari raccolgono ancora fondi vendendo alle famiglie delle ciambelle fritte. Se ve lo chiedono, limitatevi a rispondere che state nutrendo vostro figlio con una dieta "bilanciata" che include un po' di carne, un po' di formaggio e così via.

Che cosa? Vi sto suggerendo di mentire ai servizi sociali? Certo! Dire la verità a queste persone, dire cioè che state seguendo una dieta strettamente a base vegetale, ricca di sostanze nutritive crude, potrebbe portare al rapimento e all'allontamento di vostro figlio e a farvi sbattere in galera per trent'anni. Ci sono volte in cui mentire allo Stato risulta assolutamente necessario per proteggere la vostra famiglia, e questa è chiaramente una di quelle volte.

E ricordate: lo Stato non esamina tutti gli altri bambini morti a causa di carenze nutrizionali! Controllano solo i figli dei genitori che dicono di essere vegani. In realtà, se facessero un'autopsia sugli altri bambini e su quelli, per esempio, morti di cancro, troverebbero probabilmente dei corpi pieni di additivi chimici tossici provenienti da cibi e carni lavorate (nitrito di sodio). Probabilmente, troverebbero anche la prova dei danni provocati dall'aspartame o dal glutammato monosodico. Ma non sono interessati a niente di tutto ciò. I bambini morti dopo aver mangiato cibi spazzatura trasformati sono "normali". Solo i bambini morti nel contesto di una dieta vegana sollevano i sospetti.

Sii un buon piccolo consumatore e e da' più cibo schifoso a tuo figlio.

E' ovvio il perchè di questi sospetti, no? I genitori vegani non partecipano all'economia del cibo artificialmente trasformato, che non guida solo la moderna industria alimentare ma anche l'intera industria medica! Big Pharma dipende da voi, dal vostro crescere vostro figlio a forza di sostanze chimiche tossiche, per poter creare un nuovo paziente di lungo termine che avrà bisogno di farmaci e interventi chirurgici. Rinunciando a quest'intero sistema di vita tossica, state fondamentalmente mostrando il dito medio all'industria alimentare e farmaceutica. E a loro, questo, non piace. Ed è a questo punto che la polizia compare sulla soglia di casa vostra e vi accusa di aver commesso un crimine.

Già, ecco come il nostro mondo è diventato totalmente folle: adesso, allattare al seno un lattante mentre si sta seguendo una dieta vegana è diventato un reato penale punibile con trent'anni di galera, mentre crescere un bambino con del latte "spazzatura" formulato per lattanti, carni chimicamente adulterate e prodotti animali è perfettamente accettabile. Questo è vero in Francia così come in Gran Bretagna o negli Stati Uniti. Cibi spazzatura e prodotti animali trasformati sono oggi così largamente consumati che l'evitarli ti fa sembrare "strano" agli occhi degli altri.

Perciò, se sei un genitore vegano, preparati a difenderti dallo Stato tiranno che ti costringe, in pratica, a crescere tuo figlio con una "dieta della morte" carica di cibi spazzatura e prodotti animali trasformati. Questo è "normale", non lo sapevi? Perchè oggi è "normale" che ci siano sedicenni obesi, diabetici e cardiopatici ricoverati in ospedale: sono i ragazzi cresciuti con le diete "approvate" preferite da servizi sociali e forze dell'ordine.

Fonte: http://www.naturalnews.com/031883_vegans_criminals.html#ixzz1I51aqeTm

Diffuso pubblicamente da OCSA: http://www.facebook.com/ocsanimal1 Traduzione a cura di Roberta Seclì

La mia esperienza come genitore vegan

Sul sito Forumetici.it compare un racconto che vogliamo pubblicare perchè ci sembra pertinente con quanto ci proponiamo di evidenziare in questo blog. Ancora una volta l'esperienza raccontata mostra l'esistenza di atteggiamenti negativi verso la scelta vegetariana o vegan.

Ci sembra che questa opposizione si acutizzi soprattutto quando riguarda le scelte educative e di cura che i genitori vegan compiono verso i propri figli ed è proprio questo aspetto che l'articolo riportato racconta.

Diversamente da quanto accade ai genitori "comuni", per i genitori vegetariani crescere i bambini secondo i propri valori risulta un percorso ostacolato e criticato dalla comunità, come se non fosse una scelta coerente e razionale quella di trasmettere ai propri figli i valori in cui si crede o allevarli secondo le proprie convinzioni.

Ironicamente, le scelte che i genitori vegan fanno nel crescere i propri figli sono motivate essenzialmente da ideali di nonviolenza, e quindi l'opposizione che incontrano nel senso comune e negli atteggiamenti della gente appaiono ancora più tristi e ingiuste.

La mia esperienza

di Maria Teresa de Carolis

La mia esperienza come genitore vegan è abbastanza movimentata. Nel 1995 nasce il mio primo figlio, ero già vegetariana da quasi 10 anni, ma una vegetariana sui generis, poiché la mia alimentazione non prevedeva né latte, né uova ed occasionalmente formaggi, se riuscivo a trovarli a caglio vegetale; quindi diciamo che la preoccupazione dei medici che mi avevano seguita era quella dei nutrimenti essenziali per la crescita del bambino. Infatti, capitata ahimé nelle grinfie di una incapace ecografista che riscontrò una crescita anormale nel feto, secondo i parametri era molto più piccolo della norma, mi inculcò la convinzione che senza carne quel bambino non sarebbe cresciuto nel modo corretto, costringendomi ad assumere carne, potendo ben immaginare per me cosa significasse, per circa una settimana, dopo la quale, a causa di gravi allergie, sfoghi cutanei e irrequietudine del feto, decisi di fare di testa mia tornando ad alimentarmi come avevo sempre fatto. Non ho preso integratori, tranne il ferro a cicli e mio figlio era talmente sottopeso, secondo i medici, che nacque di 4 kg circa.

Ho iniziato ad allattarlo al seno da subito. Il secondo giorno di vita si scoprì una grave incompatibilità di gruppo tra me e lui, in pratica il mio gruppo O positivo aveva generato anticorpi nei confronti del suo sangue A positivo. Abbiamo passato un anno a fare controlli ed analisi per monitorare il suo stato di anemia, che si è risolto senza bisogno di alcun intervento farmacologico. La mia scelta di allattamento esclusivo è stata pesantemente ostacolata da molti pediatri, dicendo che il bambino, vista la mia alimentazione non poteva avere il nutrimento necessario, sono stata costretta a rivolgermi alla Leche League, una lega che promuove l’allattamento al seno, e grazie a loro e ai loro consigli ho scoperto un modo naturale e semplice di allattare. C’è da fare una considerazione riguardo l’allattamento e l’alimentazione della madre: il latte è prodotto dall’ipofisi, una ghiandola direttamente collegata agli stimoli cerebrali, quindi più spesso il bambino è attaccato, più latte viene prodotto, e soprattutto le sostanze essenziali alla crescita derivano non solo da quello che si mangia, ma anche dalle scorte che il corpo ha incamerato, quindi non è il bambino a patire carenze, semmai lo è la madre che si priva, attraverso il latte, delle proprie sostanze nutritive.

Detto questo mio figlio è stato allattato per 9 mesi, esclusivamente, che vuol dire senza neanche somministrare acqua, non serve, il latte umano è assolutamente completo. Altra piccola informazione: la proteina del latte vaccino è molto più grande di quella umana, è per questo che i bambini allattati artificialmente necessitano del doppio del tempo per digerirla, tre ore contro l'ora e mezza del latte materno. Il latte vaccino è risaputamente inadatto al metabolismo umano, purtroppo il business del latte artificiale rema contro l'allattamento al seno. L'allattamento esclusivo al seno ha salvato mio figlio da una grave allergia che è stata scoperta più tardi, allergia a molte sostanze animali e derivati. Infatti poco dopo l’anno d’età gli è stata diagnosticata l’asma. Quindi quel poco di alimenti animali che occasionalmente ingerivo, sono stati eliminati e lui stesso è cresciuto senza latte di mucca, senza carne rossa, senza uova, senza pesce e formaggi. Un bambino destinato a diventare prima vegetariano e poi vegan, come è adesso all’età di 16 anni.

La mia seconda gravidanza è stata assolutamente priva di medici nei paraggi, vista l’esperienza della prima. Non voglio dire che si debba allontanare il sostegno e i consigli dei dottori, purché nel rispetto delle scelte individuali, soprattutto nel caso di una dieta che sia assolutamente bilanciata e sana, nonostante la falsa credenza che gli alimenti di origine animale siano indispensabili. Non è così. Grazie alla mia alimentazione, all’allattamento prolungato (durato 3 anni e mezzo), ad una dieta quasi totalmente priva di proteine animali, mio figlio all’età di 6 anni guarì dall’asma, un’asma allergica che poteva sfociare in una malattia e non solo in una manifestazione di intolleranza alimentare. La seconda figlia, che non è stata neanche vaccinata, l’ho allattata esclusivamente per 9 mesi, svezzata normalmente, prolungando l’allattamento per oltre 4 anni. So che potrà sembrare un' esagerazione, molto vicina alla natura dei primati, più che a quella degli umani, ma vi assicuro che il corpo con questo tipo di alimentazione produce senza sforzo ciò che serve al bambino.

Sono molto perplessa quando leggo che essere vegan procura problemi, è evidentemente una cultura del consumare ciò che ci è stato imposto, convenzioni, purtroppo anche scientifiche, che vogliono criminalizzare una scelta profonda e non violenta, che si riflette inevitabilmente, in maniera positiva, su tutta una serie di comportamenti sociali. Dopo 26 anni dalla mia decisione di diventare prima vegetariana e poi vegan, guardando indietro, le mie scelte, la mia naturale propensione verso un approccio naturale, senza medicinali, senza latte artificiale, senza alimenti che causino sofferenza, vedo una luce diversa, profonda, una scelta che irradia anche l’esterno, perché alla fine dopo anni di lotte, erano le mamme stesse che mi dicevano, quanto quel tipo di dieta facesse bene ai miei figli, che tra l’altro si ammalano veramente di rado. E’ importante partire dalla nascita, spiegare alle madri i vantaggi di una dieta vegan, oltre al fattore determinante dell’etica, divulgare le possibili alternative, scientificamente, affinché una scelta possa essere una via e non un calvario, come spesso accade. In conclusione, quando mi chiedevano come mai avessi tanto latte da dare ai miei figli, con quello che mangiavo, io rispondevo: “Cosa mangiano le mucche?”.

Diffuso pubblicamente da OCSA: http://www.facebook.com/ocsanimal1

Tuesday, March 15 2011

Negata l'adozione a una coppia vegetariana

bambinivegAd una coppia sull'isola di Creta è stata impedita l'adozione di un bambino per via della loro dieta vegetariana.

La coppia sta facendo ricorso in appello, e si può solo sperare che la magistratura mostrerà quel sano buon senso che i dirigenti del locale ufficio welfare non hanno avuto

Spyros Epitropakis, capo dei servizi di welfare della città, dice che la domanda è stata negata sulla base delle informazioni ricevute dalla Facoltà di Medicina di Creta che ha detto a Epitropakis che la dieta del bambino "deve comprendere carne e pesce."

E' assolutamente incredibile che ancora oggi ci sia chi pensa che un bambino non possa sopravvivere senza mangiare carne

Di solito questo tipo di assurdo panico è riservato ai casi di figli di genitori vegani fin dai tempi della storia della coppia di Atlanta, il cui bambino è morto dopo essere stato alimentato solo di latte di soia e succo di mela. Il pubblico ministero in quel caso ha poi risolutamente affermato : "La dieta vegana è giusta. Questi genitori hanno mentito su ciò che gli davano da mangiare. Lui non è stato alimentato a sufficienza... "

C'è un particolare tipo di allarmismo che entra in gioco quando si discute di veganismo e bambini, e rappresentanti dei media sono spietati quando cercano di attuare una sorta di terrorismo psicologico al riguardo.

Ad esempio, il Guardian scrisse un pezzo un anno fa dal titolo "Il veganismo è sicuro per i bambini?" che inizia con la storia di un bambino che è stato portato via ai suoi genitori che hanno rifiutato di dargli il latte di mucca. Il titolo e il paragrafo di apertura sono stati progettati per terrorizzare i genitori sui bambini vegan. Solo alla fine della storia, l'autore ci dice che i genitori in questione non erano nemmeno vegan.

VP_Italy_2009_fam_01_m.jpgAmanda Baker della Vegan Society, dice che i vegani sono più propensi a cucinare a casa e sono molto ben informati sulla nutrizione perché la loro dieta richiede più cautela sugli ingredienti. Lei attribuisce la paranoia ad una mancanza di informazione di cui sono responsabili tutti, dai medici agli operatori sociali, agli altri genitori.

Naturalmente una dieta vegana può essere sbagliata, come qualsiasi altra dieta può essere seguita male, ma numerosi studi dimostrano che ci sono benefici per la salute per i numerosi bambini cresciuti con diete vegetariane o vegan.

Più il veganismo si espande, più informata sarà la popolazione , ma ci sarà sempre gente ignorante che ci rende la vita difficile. La coppia greca stava solo cercando di dare una casa ed amore ad un bambino in difficoltà, ma tutto ciò è stato loro negato solo perchè non seguono una dieta convenzionale

Il loro caso sarà discusso in tribunale il 16 marzo.

Fonte:www.news.com.au

(Traduzione di Loredana)

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Thursday, March 10 2011

Vegefobia sul Corriere della Sera

Nonostante il Veggie Pride da anni si stia battendo per affermare la fierezza di essere vegetariani anche denunciando le difficoltà sociali che solitamente - purtroppo - i vegetariani sono costretti ad affrontare, esiste un dichiarato rifiuto, da parte di molte associazioni e movimenti animalisti, ad accettare l'esistenza della vegefobia, a parlarne e a dare un nome, una definizione ben precisa, a questo fenomeno.

Che chi dice che si rischia di offendere gli omosessuali e la loro grave esposizione a fenomeni di violenza e vera discriminazione, al cui confronto le risatine che suscitano i vegetariani sarebbero una sciocchezza.

C'è anche chi dice che non è conveniente parlare di vegefobia, dal momento che ciò indurrebbe a scoraggiare molti ad abbracciare lo stile di vita Vegan, che dovrebbe essere invece pubblicizzato come easy e trendy, evidentemente!

Inoltre, c'è chi afferma di non aver mai provato l'esperienza di essere deriso e discriminato e di conseguenza parlare di vegefobia è allarmistico, ingiustificato, come se parlare di vegefobia fosse un inutile piagnisteo vittimistico!

Eppure, il messaggio seguente è stato diffuso da uno dei più attivi gruppi animalisti, che più volte hanno preferito negare l'esistenza di atteggiamenti vegefobici.

Non sarebbe forse il caso di iniziare a parlare serenamente di vegefobia, senza paura di ammettere le difficoltà dei vegetariani - nella vita quotidiana come nei rapporti con le istituzioni - come di un fenomeno dai tratti tipici e sistematici, anzichè fare finta che si tratti di episodi isolati di cui parlare il meno possibile per il timore di sembrare deboli e lamentose vittime?


Dalla mailing-list di AgireOra:

Anche se non e' che sia una grande notizia, perche' articoli del genere sono abbastanza all'ordine del giorno, segnaliamo questo delirante articolo anti-vegan sul Corriere della Sera del 26 gennaio:

"Ai vegani servono check-up periodici"

Tutto questo nasce a causa di un articolo invece in positivo sulla scelta vegan, che racconta come Anna Oxa sia diventata vegan:

In sostanza, guai a parlar bene della scelta vegan: se lo si fa, bisogna poi anche pubblicare un articolo che illustri quanto sia "pericolosa" e se per farlo bisogna scrivere della assurdita' che non stanno ne' in cielo ne' in terra e fare affermazioni contraddittorie tra loro, poco male. Tipo elencare tutti i vantaggi per la salute della scelta vegan rispetto a quella onnivora, ma poi asserire che bisogna sottoporsi a controlli medici "per evitare pericolose carenze nutrizionali" e fare affermazioni di una ignoranza agghiacciante tipo che nei vegetali manca qualche aminoacido essenziale (lo sanno anche i sassi che non e' vero, invece questa "docente di dietistica" sembra non saperlo...) e che l'alimentazione vegan non va bene per bambini e adolescenti, quando invece da molti anni le evidenza scientifiche hanno dimostrato il contrario, come illustato anche dalla Posizione Ufficiale dei Dietisti Americani sull'alimentazione vegetariana:

http://www.scienzavegetariana.it/nutrizione/ADA_ital.htm

Siccome gli articoli sono stati pubblicati originariamente sulla rivista "Ok salute" e poi ripresi dal Corriere, possiamo scrivere per mandare le nostre critiche a entrambe le redazioni:

redazione@ok.rcs.it lettere@corriere.it

Grazie per la partecipazione, AgireOra Network

Coming out

vignetta_vegefobia_dinosauro-erbivoro.jpg

Wednesday, January 6 2010

Vegefobia a Wall Street

Dal Daily News di New York, 29 gennaio 2009:

A Wall Street, un impiegato vegetariano protesta contro il suo ex-capo maschilista: a suo dire, lo importunava dandogli dell'"omosessuale" ed accusandolo di non voler mangiare la bistecca con gli altri ragazzi.

wall_street.png

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Tuesday, December 29 2009

"Caccia alle streghe contro i vegetariani"

Lo sfogo di un'attivista animalista alla notizia della revoca della patria potestà a due genitori vegetariani (nel 2000):

Solo oggi sono riuscita a leggere la posta, e ho visto di questa "bella notizia", l'ennesima caccia alle streghe contro i vegetariani.

Continua a leggere negli archivi di peacelink.

Wednesday, December 16 2009

"Luca è diventato improvvisamente vegano..."

Il 26 settembre 2006 andò in onda lo sketch "Veganesimo" di Camera Café la cui sinossi recita:

Luca è diventato improvvisamente vegano, Paolo cerca di convincerlo a tornare alla carne.

Lo sketch ridicolizza i vegani attraverso una serie di confusioni e luoghi comuni.

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"Mi sento discriminato in quanto vegetariano"

La negazione simbolica dell'individuo vegetariano culmina nella negazione del suo vissuto:

Massimo scrive:

(...) Anche io mi sento “discriminato” in quanto vegetariano: è difficile far capire agli altri la mia scelta. Difficilissimo andare per locali pubblici e cercare nei menù piatti senza carne o pesce, difficilissimo non essere guardati come un marziano dal cameriere di turno, che spesso non sa nemmeno cosa contengono le pietanze del suo ristorante e deve fare i salti mortali per informarsi.

udo risponde:

Francamente, sentirti lamentare di essere discriminato perché sei vegetariano mi sembra eccessivo. Miriadi di miei conoscenti sono vegetariani e non se la passano male come sostieni tu (a parte un paio di “vegani”, ma per loro farei un discorso a parte: mi sembrano al limite del fanatismo). Certo, a volte c’è qualcuno che li guarda incuriosito, certo, a volte si dà per scontanto che *tutti* mangino carne, ma non mi sembrano granche’ turbati. (...)

(dai commenti ad un articolo pubblicato sul sito dell'UAAR

"Certo" = è normale: noi siamo normali, tu non sei normale, di che ti lamenti?

Una volontà di farci vergognare della nostra preoccupazione per gli animali

Da «Riflessioni sul Veggie Pride» di David Olivier

La vegefobia

Il nome stesso di «Veggie Pride» fa evidentemente riferimento ai Gay Pride, poi Lesbian-Gay Pride, che si svolgono dagli anni Settanta in molte città. Mi sembra che il parallelo sia fruttuoso, e che alcuni concetti della militanza omosessuale si possano applicare anche per il vegetarismo. In particolare, è possibile riscontrare e denunciare nelle nostre società una vegefobia, un'ostilità contro coloro che si rifiutano di partecipare al grande massacro. Con il Veggie Pride rivendichiamo il nostro coming out, la nostra uscita allo scoperto. Sia la mia esperienza personale che le testimonianza di altri, mi portano a credere che questo non sia affatto semplice, e che dobbiamo far fronte alla chiara volontà di farci vergognare della nostra preoccupazione per gli animali non umani.

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