Vegefobia

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Thursday, September 25 2014

25 cose che un vegano si e' sentito dire almeno una volta nella vita

da: greenme.it L'Italia non è un Paese per vegani. Secondo l'Eurispes nel nostro Paese aumentano i veg, stimati al 7,1% della popolazione. Ma per le circa 350mila persone che tra loro hanno fatto la scelta di non mangiare nessun derivato animale (0,7%), la vita sociale non è sempre così semplice.

A chi non è capitato di andare a cena fuori e vedere i camerieri fuggire in cucina per sapere cosa poterti servire? E dell'isolamento delle feste comandate, a cui nessuno vuole più invitarti per non cambiare il menù proposto da una vita, ne vogliamo parlare?

Che dire, poi, delle nonne che non si capacitano di non poter più ingozzare i loro adorati nipoti con l'agnello pasquale, o degli amici che, pur accettando apparentemente l'"inspiegabile" scelta, non perdono occasione per fare insopportabili battutine o allucinanti domande, che fanno cadere le braccia anche ai più pazienti?

Ecco 25 cose che un vegano si è sentito dire almeno una volta nella vita:

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Wednesday, July 16 2014

Essere vegan è una patologia...

bonjovi.jpgUn ottimo esempio di vegefobia, in cui un vocabolario di tipo normalizzante descrive il vegetarismo come sospetto e il veganismo come decisamente patologico. Non ci sono molti commenti da fare: l'articolo è infarcito di stigmatizzazioni del rifiuto di mangiare animali, un rifiuto che è descritto come "patologico", come "un modo per mascherare un disordine alimentare come l'anoressia", e così via. Curiosamente, si ammette che anche mangiare carne è in qualche modo problematico, ma accanto a questa ammissione ci si affretta a sostenere che persino mangiare vegetali può far "entrare in crisi" gli adolescenti (sic!). L'unica cosa che offre un punto di vista interessante, è l'osservazione secondo cui "il vegetariano genera sensi di colpa, perché chi mangia carne ha spesso l’impressione d’essere moralmente criticato da chi non la mangia". Verrebbe da pensare che qualche senso di colpa lo avvertono anche certi psicologi, e risolvono il problema dando dei fanatici a quelli che lo hanno implicitamente sollevato...

Qui l'articolo, pubblicato su "Wired" ad aprile 2014: http://www.wired.it/lifestyle/food/2014/04/18/la-psicologia-del-vegetariano

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Wednesday, April 2 2014

Libri: "Il diritto al vegetarismo"

Segnaliamo l'uscita del libro "Il diritto al vegetarismo", di Carlo Prisco (Aracne 2014) Scheda del libro

L’alternativa veg è un diritto? Sì, no, quando, dove, come? Questa una delle più annose questioni che vegetariani e vegani si trovano ad affrontare quotidianamente, misurandosi con luoghi di ristorazione, aziende, scuole, ospedali, etc. Allevare i propri figli all’alimentazione etica è un diritto? Cosa fare in caso di separazione tra coniugi con regimi alimentari differenti? Come comportarsi dinanzi al ristoratore che ci ha venduto un piatto rassicurandoci che fosse veg, salvo poi scoprire che contiene carne?

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Monday, March 31 2014

Esercizi di vegefobia nel cinema italiano

Esercizi di vegefobia nel cinema italiano

veggiepoulette.jpg

La vegefobia sta penetrando nel cinema italiano? È presto per dirlo. Per affermarlo occorre che si consolidi una tendenza, di cui a tutt’oggi non esiste traccia consistente. Per quanto io ne sappia, vi sono solo due esempi sgradevoli e recenti. Dovrebbero tuttavia essere sufficienti per promuovere un certo stato di attenzione negli ambienti dell’attivismo per la liberazione animale. Infatti il cinema – e, prima ancora, quella commedia italiana capace di attrarre il grande pubblico – possiede notevoli potenzialità nell’orientare pensieri e atteggiamenti collettivi. I due casi, di cui fornirò una breve descrizione, hanno l’aggravante di essere film di grande richiamo sul pubblico. Vediamo le sequenze “incriminate”. “Sole a catinelle” di Gennaro Nunziante e interpretato da Checco Zalone rappresenta il film ultimamente più visto dal pubblico italiano (ha fatto incassi da paura: 48 milioni di euro). Il Checco, un personaggio tutto sommato delicato ma piuttosto squinternato, mentre porta il figlio in vacanza, per caso fortuito si trova a salvare dall’afasia il figlio di una ricca imprenditrice. In virtù di questo inaspettato risultato, viene accettato, per un certo tempo, nella vita familiare della donna. In un ambiente naturalistico delizioso, Checco e il figlio vengono invitati a pranzo. Che sorpresa però… niente bistecche sulla tovaglia del pic nic distesa sull’erba, ma solo miglio, insalate e altre leccornie vegane che la donna si premura di dichiarare tali. Checco allora porta le mani dietro la schiena a mo’ di alucce, si china sul cibo e, imitando la gallina nei movimenti e nei versi, chiude la sequenza inducendo risate scomposte nella sala. Il messaggio è chiaro. Se i ricchi sono (o possono essere) vegani, vuol dire che il cibo vegan è roba da ricchi. Questo è il gancio. Ma c’è anche l’uppercut: si mangia vegetale per puro snobismo. Il pubblico di Checco è un pubblico da cinepanettoni cioè proteso alla risata grassa (anche se credo che l’attore si distanzi non poco da quello standard e meriti di meglio). Quindi è inevitabile che una sequenza simile rinforzi prima ancora dell’onnivorismo, l’ostilità verso l’alimentazione veg in gruppi sociali poco propensi al ragionamento.

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Sunday, January 19 2014

Perchè gli onnivori sono nemici dei vegetariani?

Segnaliamo un interessante articolo, tradotto in italiano dal sito vegamami.it su due studi scientifici sul tema dell'ostilità degli onnivori nei confronti dei vegetariani.

"Vieni a tavola, il pranzo appassisce!" Molte persone hanno una reazione di fronte ai vegetariani quasi si trovassero di fronte a una tribù primitiva e molto esotica, da osservare con curiosità per poi metterla in ridicolo. Gli psicologi hanno una serie di spiegazioni per le battute e le altre manovre di difesa nei confronti dei vegetariani. Come si definisce un vegetariano obeso? Pattumiera biologica. Come chiama un vegetariano la famiglia a tavola? “Bambini, il pranzo appassisce!“ La rete è piena di battute sui vegetariani come queste. E nelle discussioni ricorrenti durante le quali le persone che non mangiano carne motivano la loro scelta, a un certo punto compare per l’ennesima volta la trita battuta: “Non mi piacciono i vegetariani. Mangiano il cibo alla mia bistecca“. Perchè molte persone hanno una reazione di fronte ai vegetariani quasi si trovassero di fronte a una tribù primitiva e molto esotica, da osservare con curiosità per poi metterla in ridicolo?

Continua sul sito vegamami: http://www.vegamami.it/dalla-loro-parte/veg/perche-gli-onnivori-nemici-dei-vegetariani-sebastian-herrmann-traduzione-sunny-sunshine/

Monday, October 28 2013

Giornalettismo e la madre vegana (Tuttiicriminideivegani.org)

Segnaliamo un articolo di Serena Contardi:

Giornalettismo e la madre vegana (Tuttiicriminideivegani.org)

Esiste un sito spazzatura, molti di voi lo conosceranno, che si chiama tuttiicriminidegliimmigrati.com: razzisti vi elencano illeciti di migranti per altri razzisti, che possono così sentirsi giustificati nel proprio razzismo. Fortunatamente, è un sito che fa schifo a tutte le persone decenti che conosco (o, più semplicemente, a tutte le persone decenti che esistono). Eppure, queste persone decenti, spesso non si fanno scrupolo di linkarti notizie di figli di genitori vegani ammalati o deceduti, onde dimostrarti – in aperta contraddizione con quanto vuole l’American Dietetic Association (The Academy of Nutrition and Dietetics) – quanto il veganismo sia insalubre e pericoloso, specie per i bimbi (faccio notare, en passant, che sono già nati spazi web che si prefiggono lo scopo di tenere il conto dei pargoli vegani “uccisi”: una sorta di tuttiicriminideivegani.com). Non si accorgono che il meccanismo di generalizzazione – parziale e interessato – è esattamente lo stesso, e quando fai questo accostamento solitamente si inalberano.

D’altronde, anche i giornali ci mettono del loro...(segue)

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Monday, September 23 2013

Intersezione di soggettività vegan e queer: alcuni pensieri – by jdavidcharles

Ripubblichiamo un interessante articolo su queer, veganismo e vegefobia, apparso sul blog del collettivo Anguane __ Intersezione di soggettività vegan e queer: alcuni pensieri – by jdavidcharles__

Dico raramente che sono vegan. Se partecipo ad un barbecue scelgo di passare pigramente oltre il pollo e prendere un cucchiaione extra di fagiolini e proseguire per la mia via. Ma la gente ha un curioso desiderio di sapere, di classificare coloro che si comportano in un modo non familiare. Da questo punto di vista c’è qualcosa di queer nel veganismo, e data la resistenza che incontro dichiara la mia posizione – un posizionamento – politica.

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Friday, September 20 2013

Discriminazione alla mensa - la testimonianza di un'insegnante vegan che ha scritto al comune

Riceviamo e pubblichiamo una testimonianza su un caso di discriminazione avvenuto in Italia ai danni di un'insegnante vegana, che chiede di diffondere la lettera che ha scritto al Comune per cui lavora per mostrare come sia importante, al di là delle soluzioni personali adottate per gestire la situazione, denunciare e contrastare pubblicamente gli atti di vegefobia.

Sono vegana da 7/8 anni e ho scoperto che questa mia scelta mi fa essere oggetto di discriminazione presso la mensa scolastica del mio comune, che eroga pasti a chi come me lavora nella scuola e ha diritto a consumare i pasti insieme ai colleghi. Sono previsti pasti speciali per qualunque tipo di scelta etica e religiosa, ma l'unica dieta non contemplata è proprio quella vegana. Sono stata costretta a optare per la semplice vegetariana, ma ovviamente non risolve il problema dei pasti pieni di latticini e uova. Salterò più di una volta il pranzo mentre le colleghe mangiano, pazienza, ma questo trovo che sia un ingiusto caso di discriminazione e ho scritto al comune perchè provveda. Non so quale sarà la risposta e non si tratta tanto del mio caso personale, io mi arrangio comunque, ma di un principio che non deve passare: i vegani subiscono i discriminazione su basi etiche presso le istituzioni pubbliche e ciò contrasta con l'art. 3 della costituzione italiana contro la discriminazione. Vi invio di seguito per conoscenza il testo della mia lettera al comune.

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Tuesday, September 17 2013

Che cos'è la vegefobia? di Jola Cora (video) - animal rights conference 2013

Segnaliamo il video dell'intervento di Jola Cora sulla vegefobia, tenuto presso l'Animal Rights Conference 2013 (Lussemburgo)

http://www.youtube.com/watch?v=Tucw3cCzjLc

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Monday, September 9 2013

Sei vegetariana? Ti mettiamo un cadavere sotto il naso...

foto: essereanimali.orgRiceviamo e pubblichiamo questa breve testimonianza di una ragazza vegetariana che racconta di un grave episodio di vegefobia di cui si sono resi protagonisti i suoi coinquilini.

"Dopo aver sopportato tutte le provocazioni speciste, le prese in giro, il bullismo online (anche pesantissimo), mi ritrovo davanti ad una provocazione che non riesco a sopportare.

Sono stata sempre calma, mi sono anche sforzata di stare al gioco quando qualcuno voleva fare sciocca provocazione e non ho mai fatta la supponente. Ecco la ricompensa: Nella cucina, in bella vista, c'è un coniglietto di due spanne e mezzo scuoiato, in una ciotola sotto l'acqua.

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Friday, July 26 2013

Il segreto del cuoco "vegan"...

Riceviamo e pubblichiamo una testimonianza da un social network. Come si può vedere, il fatto non merita commenti...

Cuoco Vegefobo

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Friday, June 7 2013

Opuscolo sulla vegefobia (versione italiana)

vegefobia_ital.pdf

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Tuesday, January 1 2013

Lettera di una madre vegetariana al corso pre-parto: non mi vergogno di stare dalla parte delle madri di altre specie

madre e figlioRiceviamo e pubblichiamo la lettera di una gestante vegetariana indirizzata all'ostetrica del corso pre-parto a proposito di un episodio avvenuto durante il corso, un'invettiva contro i vegan da parte dell'ostetrica scaturita dal rifiuto di utilizzare dello yogurt.


***

Vi invio questa lettera non per intento polemico nei confronti della struttura ospedaliera, nè per mettere alla gogna la formatrice; piuttosto, mi sembra utile a fare riflettere sul peso e la gravità di comportamenti che spesso sono percepiti, sia da chi li mette in atto, sia dagli stessi vegetariani, come innocui o come battutine su cui sorvolare. Per questo, credo che episodi del genere non vadano taciuti, ma al contrario debbano essere raccontati e commentati per capirne il significato e fare sentire in modo fermo le nostre convinzioni.


***


Le scrivo perché credo che la conversazione dello scorso incontro e il modo in cui si è svolta non meritino di essere lasciati cadere nel vuoto. Se devo essere sincera non pensavo di continuare più a seguire il corso. Ovviamente non perché la divergenza di opinione mi turbi particolarmente (sulla questione sono ahimè abituata ad essere in minoranza), ma il modo in cui si è sentita in diritto di trattarmi davanti a tutti in virtù di tale divergenza (anche a questo purtroppo sono un po’ abituata), quello mi ha ferita. Temo che in questo contesto non mi sentirò più a mio agio come avrei potuto e che avrò delle difficoltà in più a condividere la mia intimità, ma non voglio comunque rinunciare al diritto di provare a prendere da questo corso ciò che ancora posso. Non ho certo bisogno di convincerla dell’importanza e della delicatezza di un momento come la gravidanza, né del ruolo prezioso che può avere il lavoro fatto insieme in questa sede, specie per chi come me ha scelto di iscriversi con piena consapevolezza. Per questo vorrei raccontarle quel che è successo dal mio punto di vista. A proposito di un suo consiglio di utilizzare dello yogurt come antinfiammatorio, le ho chiesto se andasse bene quello di soia in alternativa a quello vaccino. Mi ha consigliato di procurarmi comunque quello vaccino per questo utilizzo, per cui ho dovuto esplicitare il fatto che non lo uso “per motivi etici” (non ho specificato quali e francamente non mi sembrava la sede per farlo). La risposta è stata “oddio, non sarai mica vegana?”. Dopo questa reazione evidentemente scomposta ha liquidato la questione consigliandomi, non senza una punta di sarcasmo, di utilizzare una crema. Non contenta si è lanciata in un’invettiva, apparentemente immotivata, contro i vegani e me in quanto tale. Ha esordito mettendo le mani avanti: “io rispetto ogni scelta”. Considerando come si è espressa in seguito mi chiedo cosa intenda lei con la parola “rispetto”. Non ho potuto fare a meno di pensare a quelli che iniziano un discorso dicendo “io non sono razzista, ma…”.

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Friday, December 21 2012

Cronaca marrone - quando lo stragista è vegano...

Cronaca Marrone L'ennesima strage dell'informazione

di Barbara X

da: anguane.noblogs.org



Quando un illustre sconosciuto balza agli onori delle cronache, si cerca sempre di saziare la fame di notizie e dettagli riguardanti la sua vita privata. Ciò avviene indifferentemente per tutti i protagonisti delle prime pagine dei giornali, per chi -per un motivo o per l'altro- si è messo in luce, anche solo per un giorno. E così ecco che negli ultimi giorni molte redazioni giornalistiche statunitensi hanno setacciato la vita privata di Adam Lanza, l'assassino di Newtown, l'autore (poi suicidatosi) della strage americana dello scorso 14 dicembre in cui sono state uccise ventisei persone. "Adam Lanza: vegano, sociopatico, ballerino. E non uccideva animali." Ecco dunque le prime indiscrezioni che trapelano sulla vita privata del killer di Newtown. Sicuramente ci saranno stati altri elementi, magari ben più importanti, da porre in risalto, ma i media, all'unisono, hanno preferito comunicare tali note biografiche, puntualmente riportate anche dagli organi d'informazione nostrani.

L'assassino Adam Lanza sarebbe dunque stato vegano, cioè avrebbe eliminato la violenza e la morte di animali dalla propria dieta. E' questo il primo dato che ci viene fornito. Successivamente ci viene detto che era un sociopatico, cioè -in parole povere- un individuo che presentava rilevanti disturbi della coscienza e della personalità, un antisociale. E infine, un ballerino. Quest'ultimo aggettivo mi ha irrazionalmente ricordato il nome di Pietro Valpreda, l'anarchico ingiustamente accusato della strage di Piazza Fontana e vittima per anni di un orribile linciaggio mediatico ("Il crimine ha oramai una fisionomia precisa: il criminale ha un volto (…). Il Valpreda ha, nonostante i 37 anni, un aspetto da giovane piuttosto beat, che si accorda del resto con l'attività di ballerino; ma la sua salute è insidiata da un’infermità grave, il morbo di Burger. La menomazione che lo impedisce, lui ballerino, nelle gambe, potrebbe avere contribuito a scatenare una forsennata e irrazionale avversione per l’umanità intera." Mario Cervi in La propaganda del terrore, "Corriere della Sera" del 17-12-1969).

muro

Al di là dell'inopportuna associazione di idee, credo si sia voluto dare risalto anche all'aggettivo "ballerino" per la pedestre volontà di sottolineare la stravaganza che avrebbe accompagnato nella sua breve vita l'assassino di Newtown, quella così poco comune, anticonformistica e spensierata leggerezza che inevitabilmente richiama al dileggio verso norme e responsabilità.

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Monday, June 4 2012

I paradossi dell’estremismo carnivoro sarebbero persino divertenti. Se non esistessero i macelli...

I paradossi dell’estremismo carnivoro sarebbero persino divertenti. Se non esistessero i macelli...

Marco Reggio

Il trattamento riservato dalla stampa ai vegetariani e ai vegani, si sa, non è dei migliori. Quando non si riscontra un (imbarazzato?) silenzio sulla presenza di questi strani personaggi, ci si imbatte in informazioni distorte, luoghi comuni, descrizioni grottesche, larghe concessioni agli aspetti più folkloristici della questione.

Si tratta di semplici impressioni di un lettore vegano, certamente. Sarebbe interessante vedere anche in Italia qualche studio sistematico sulle modalità con cui i mass-media descrivono – depotenziandolo politicamente – il rifiuto di cibarsi di animali uccisi o di prodotti del loro sfruttamento, come avvenuto con il lavoro di Cole e Morgan relativo alla stampa britannica.

Abbiamo comunque a disposizione, di tanto in tanto, del materiale piuttosto interessante su cui riflettere. Un articolo di recente pubblicato sul sito de “Il Giornale” (“Mangia ‘corretto’ e morirai di fame. I paradossi dell’estremismo alimentare sarebbero persino divertenti. Se non fossero letali...”) esemplifica in modo illuminante alcuni strumenti vegefobici a disposizione dell’informazione di massa in una società che di mettere in discussione la violenza innegabile di allevamenti e macelli sembra proprio non volerne sapere (1). Proviamo a vedere come operano.

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Friday, May 25 2012

Repetita juvant: cos'è la vegefobia. Per chi critica senza sapere.

Repetita juvant: cos'è la vegefobia Per chi critica senza sapere

L'articolo "Teriofobia" di Marco Maurizi, recentemente pubblicato sul blog Asinus Novus, contiene nella sua seconda parte una critica della nozione di vegefobia, che propone di sostituire con quella di teriofobia illustrata nella prima parte dello scritto. Ci siamo trovati concordi sulla necessità di rispondere a questo articolo per correggere in modo puntuale il modo in cui esso rappresenta la vegefobia. Cogliamo l'occasione per segnalare un interessante contributo sul tema, l'articolo "Vegafobia" dei sociologi britannici Matthew Cole e Karen Morgan (tradotto dall'inglese da Michela Pezzarini per il blog vegephobia.info), che oltre a contribuire al dibattito sulla vegefobia ci sembra concordare con le nostre tesi e dunque in qualche modo rinforzarle, attraverso un'analisi sociologica rigorosa. Mentre le diffuse resistenze che l'idea di vegefobia ha incontrato finora nel movimento animalista erano basate sul rifiuto di credere all'esistenza di questo fenomeno, l'articolo di Maurizi non nega che la vegefobia esista ma ne limita l'importanza, in nome della ricerca di una maggiore inclusività e coerenza che l'autore crede ravvisare nel concetto di teriofobia.

Ora, la validità di questa tesi può essere giudicata solo se del termine che essa vuole scartare, cioè "vegefobia", si dà conto in modo veritiero, cosa che non è stata. Vogliamo perciò sottolineare con la più grande fermezza il fatto che il termine che la tesi di Maurizi vuole perdente, la vegefobia, è stato riportato in modo distorto e che, per questo motivo, il confronto con la teriofobia è viziato da un errore di fondo. Intendiamoci, anche avendo un'idea corretta della vegefobia si può non essere convinti della proposta di Maurizi, e infatti noi non lo siamo. Ma non è questo il contesto in cui spiegheremo le nostre perplessità. In questo momento ci interessa arrestare il deplorevole effetto valanga provocato dall'articolo "Teriofobia": una sorta di corsa agli armamenti terminologici in cui tutti si gettano sulla novità del momento, attirati dal carisma di chi le propone piuttosto che convinti dai suoi ragionamenti, spesso compresi male o addirittura per niente (abbiamo ad esempio letto in un blog l'interpretazione secondo cui Maurizi avrebbe semplicemente proposto di cambiare termine, teriofobia al posto di vegefobia, lasciando intatto il contenuto!)

Di certo queste precisazioni ci pesano perché il nostro interlocutore, che non disdegna la lettura e il rigore dell'argomentazione filosofica, sa benissimo che se si vogliono confutare le idee altrui è buona norma riportarle in modo attendibile, con citazioni e rimandi il più possibile esatti. Queste precisazioni ci pesano perché il buon senso dice che non dovremmo esser noi a farle, che l'onere della prova spetta a chi critica. Il nostro interlocutore, invece, dopo che gli è stata fatta notare la mancanza di precisione del suo testo, non solo non prova imbarazzo, ma ci controbatte che siamo noi a dover riportare "i passi in cui questa imprecisione o falsità è evidente". Eccoli qui, allora.

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Monday, May 21 2012

Vegafobia - di M.Cole e K. Morgan

Dal British Journal of Sociology 62(1)

VEGAPHOBIA – MATTHEW COLE e KAREN MORGAN (BJS) 2011 Vol. 62 – numero 1

Traduzione dall’inglese di Michela Pezzarini

(Link all’articolo originale)

Scarica la traduzione italiana in pdf

VEGAFOBIA: DISCORSI DISPREGIATIVI SUL VEGANISMO E LA RAPPRESENTAZIONE DELLO SPECISMO NEI QUOTIDIANI BRITANNICI

ABSTRACT

Questo articolo esamina criticamente la presenza di discorsi sul veganismo nella stampa britannica dell’anno 2007. Nel momento stesso in cui stabiliscono i parametri relativi a ciò di cui si può o non si può discutere, i discorsi dominanti contribuiscono alla comprensione del fenomeno. I discorsi che riguardano il veganismo sono presentati come in opposizione al buon senso, poiché non rientrano nel discorso largamente condiviso del cibarsi di carne. La stampa ha una tendenza a porre in cattiva luce il veganismo ridicolizzandolo o rappresentandolo come una pratica difficile se non impossibile da seguire. I vegani sono rappresentati in vari stereotipi: asceti, modaioli, sentimentali o, in alcuni casi, come ostili estremisti. L’effetto globale è quello di un ritratto spregiativo dei vegan e del veganismo che noi qui interpretiamo come “vegafobia”. Interpretiamo i discorsi dispregiativi del veganismo apparsi nella stampa quotidiana britannica come evidenza della riproduzione culturale dello specismo, attraverso cui il veganesimo viene dissociato dalla sua relazione con il dibattito sui diritti degli animali non umani o la loro liberazione. Ciò è problematico rispetto a tre punti tra loro correlati, il primo dei quali è che dal punto di vista empirico l’esperienza vegan è rappresentata in modo scorretto e quindi marginalizza i vegani. Il secondo punto è che perpetua un danno morale ai lettori onnivori, a cui non è offerta l’opportunità di capire il veganismo e la sua carica antispecista. E il terzo, il più importante, è che ciò nasconde - e quindi riproduce - i rapporti di sfruttamento e violenza tra animali umani e non umani.

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Wednesday, March 7 2012

Sei vegetariana? Non ti assumiamo

Testimonianza di Valen

Sinceramente sono disperata e vorrei sapere se sia normale, se sia capitato anche a voi, di essere discriminati in fase di assunzione per il fatto di essere vegetariani/vegan. Io sto cercando disperatamente lavoro, mia mamma è scomparsa a dicembre e mio padre è pensionato, non ce la facciamo. Ho vent'anni e lavoro da quando ne avevo 15, voglio andare all'università a Settembre e sono disposta a tutto, anche lavare i piatti o lavorare su turni massacranti per 25€ al giorno. Sono diplomata, automunita, ho un mio sito e nel tempo libero faccio la scrittrice, ho esperienza di 3 anni nella ristorazione e 2 anni nel promoting. E stamattina ho fatto il terzo colloquio nel giro di due mesi nel quale mi sento dire che i vegetariani/vegani non li vogliono. Scena tipo: -"Ah, è vegetariana?" (non ho nemmeno scritto vegana anche se lo sono, ma un generico "vegetariana", dato che all'inizio ho puntato molto sulla ristorazione naturale e il curriculum è rimasto quello)". -E io: "Sì, da 5 anni". -Risposta del primo datore di lavoro, un gestore di un agriturismo: "Guardi, avevamo una ragazza vegetariana che era così maleducata da farci scappare i clienti. Non vogliamo assumere altri vegetariani" (!) Provo a dirgli che io non sono l' "altra ragazza" e che invece sono una persona molto gentile, ma lui ormai ha collegato vegetariano=maleducato e la cosa finisce lì -Risposta del secondo datore di lavoro, un nuovo ristorante bio a Milano: "Ma lo sa che qui siamo anche carnivori? Non vorrei che poi facesse storie". A nulla vale la mia spiegazione sul fatto che per 3 anni ho lavorato in panificio/ristorante onnivoro e non ho sollevato alcun problema. -Risposta del terzo datore di lavoro (una ditta del settore delle energie rinnovabili), stamattina: "Vegetariana? Ma ce la fa a stare in piedi?? Mia cugina quando è rimasta incinta ha dovuto assumere addirittura degli INTEGRATORI!" Anche qui a nulla vale la mia spiegazione sul fatto che sono donatrice di sangue e che sto benissimo.

Io non so più dove sbattere la testa...se scrivessi sul curriculum, che ne so, di essere nata in un paese straniero, e non mi assumessero, potrei denunciarli per razzismo. E questi idioti che mi hanno discriminata non li posso nemmeno denunciare. Ovviamente, il mio prossimo passo sarà togliere quel "vegetariana" dal curriculum, ma vi sembra giusto che nel 2012, l'era della scienza e dell'apertura mentale, uno debba temere di essere se stesso?

Note

Successivamente, l’autrice della testimonianza ci segnala quanto segue: “da quando ho tolto dal curriculum "vegetariana", mi hanno già chiamata una gelateria, una pasticceria e un garden center, uno per un secondo colloquio e gli altri per fare un giorno di prova...pura coincidenza?? “

Friday, October 7 2011

Mangiare gli animali diventa obbligatorio in Francia!

Comunicato stampa dell'Initiative Citoyenne pour les Droits des Végétariens:

Mangiare gli animali diventa obbligatorio in Francia!

I vegetariani difendono la loro libertà di opinione

In Francia è stato appena pubblicato un decreto che rende obbligatorie alcune regole di composizione dei pasti nell'insieme della ristorazione scolastica, pubblica e privata. Queste regole impongono a sei milioni di bambini in età scolare il consumo di carne, pesci, latticini e uova.

Decreti analoghi sono in preparazione per la quasi totalità della ristorazione collettiva francese, dalla scuola materna fino alle case di riposo per anziani, passando per i ristoranti universitari, gli ospedali e le prigioni.

La legge francese, con il pretesto di proteggere la salute pubblica, proibisce l'espressione concreta di una convinzione. I cittadini vegetariani si mobilitano per difendere il loro diritto alla scelta della propria alimentazione.

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Friday, July 22 2011

Vegefobia: un problema individuale?

di Marco Reggio

Se vogliamo fare una discussione sulle strategie del "movimento", la cosa si fa lunga. Nessuno ha la verità in tasca, ma è chiaro che ci sono alla base concezioni molto diverse. Lo si vede proprio dalla questione vegefobia. L'atteggiamento tipico di molti vegan è proprio quello che noi del Veggie Pride denunciamo insieme alla vegefobia. E cioè: si tratta, quando esiste, di una questione individuale, da trattare come tale, con vari stratagemmi, talvolta legali, talvolta retorici, talaltra opportunistici. Insomma: fatti vostri (con al massimo un po' di consulenza ai singoli).

Ma questa non è politica. Se la vegefobia esiste (non nei termini in cui la descrivono alcuni, cioè dandone una descrizione grottesca per poi attaccare facilmente il concetto come esagerato o irrealistico) va denunciata pubblicamente e affrontata come un problema collettivo (non necessariamente un problema grave, chissà).

Anche se il parallelo con l'omofobia può avere i suoi limiti, ogni tanto serve per capire qualche cosa elementare. Sono esistiti (ed esistono ancora) tanti omosessuali che di fronte alle discriminazioni subite tacciono pubblicamente e risolvono le questioni privatamente in mille modi. Naturalmente, spesso ci riescono pure (e fanno bene!). Ma il movimento, in determinati momenti storici, ha detto: diciamo pubblicamente che esiste l'omofobia e denunciamola. Altrimenti, la società non progredisce di un passo sulla questione. Questo non esclude che si possano e si debbano anche dare consigli su come "cavarsela" individualmente, ma sono due cose diverse. Infatti, molti gruppi animalisti non fanno politica. Questo perché pensano che il veganismo non sia una questione politica, ma solo un bello stile di vita. Che tale stile di vita sia bello o meno, sano o meno, possiamo discutere a lungo. Ma io non penso che sia solo quello. Penso che sia una scelta di contestazione della strage degli animali. Se considerassimo seriamente, da veri animalisti, che cos'è una "strage", non penso che diremmo alla leggera "bisogna solo informare".

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